La decisione, si precisa, pone fine al dibattito su quale organo avesse la competenza, fra la giustizia militare e quella civile, per perseguire e processare i militari coinvolti nelle proteste estremiste nella Piazza dei Tre poteri della capitale brasiliana. E costituisce la risposta ad una richiesta di autorizzazione presentata dalla polizia federale per indagare sulla “paternità” e sulla “rilevanza” di “possibili reati commessi da membri delle forze armate e della polizia militare”.
Moraes, relatore per le indagini sui fatti dell’8 gennaio, ha inoltre stabilito che la competenza spetta alla Corte suprema, visto che le accuse non riguardano “reati militari” ma “reati commessi da militari”. “Il Codice penale militare – ha fra l’altro sottolineato nella sua sentenza – non tutela la persona del militare, ma in generale la dignità dell’istituzione stessa delle Forze Armate”.
“La competenza del Tsf a guidare le indagini – ha infine detto – non distingue funzionari pubblici civili o militari, sia delle forze armate che degli Stati (polizie militari)”.
Le indagini finora aperte presso la Corte suprema sugli incidenti a Brasilia riguardano i reati di minaccia, persecuzione, danneggiamento, istigazione a delinquere, atti terroristici, incendio doloso, associazione a delinquere armata, abolizione violenta dello Stato di diritto democratico e colpo di Stato Stato.
Analisti locali hanno rilevato che grazie a questa decisione i membri dell’esercito coinvolti negli eventi dell’8 gennaio non saranno protetti dalla giustizia militare, dove presumibilmente avrebbero avuto un trattamento più benevolo.
Intanto Anderson Torres, già ministro della Giustizia e uomo di fiducia dell’ex presidente Jair Bolsonaro fino alla fine di dicembre, rimane in carcerazione preventiva a Brasilia. Alla fine del mandato di Bolsonaro, e presumibilmente con il suo intervento, Torres assunse in gennaio la responsabilità del ministero della Pubblica sicurezza del distretto federale di Brasilia, dove avrebbe smantellato il dispositivo di sicurezza del palazzo presidenziale del Planalto e di altri edifici pubblici sensibili, agevolando l’azione violenta realizzata dai sostenitori di Bolsonaro.
A gennaio Lula ha destituito il comandante dell’Esercito, generale Julio César de Arruda, per la sua presunta complicità con migliaia di bolsonaristi accampatisi davanti al quartier generale dell’arma prima di attaccare i palazzi della presidenza, del Parlamento e della Corte suprema sulla piazza dei tre poteri a Brasilia.
Sfondati cordoni di sicurezza, polizia lancia lacrimogeni (ANSA)