Il prigioniero Zaki
“Altri due mesi di attesa – attacca Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia – Patrick non mollerà e non mollerà Amnesty International. Ma è fondamentale che anche le nostre istituzioni facciano qualcosa perché questo processo si chiuda presto e bene e Patrick torni a Bologna”.
A maggio saranno trascorsi tre anni e tre mesi dall’arresto (con 22 mesi di prigionia) dello studente. “Un incubo che deve finire”, aggiunge Noury. “Il fatto che la sua avvocata abbia potuto presentare la difesa ci sembra un piccolo passo avanti, saranno però altri due mesi di attesa e di ansia per Patrick. Spero ci siano interventi diplomatici, noi continuiamo ad esserci per lui, sempre” incalza Rita Monticelli, docente di Patrick e delegata per i diritti umani del Comune di Bologna dove alla vigilia dell’udienza si è tenuta una manifestazione nella speranza di riaverlo in città.
“Per la prima volta in tre anni abbiamo avuto il tempo per rappresentare la nostra difesa”, spiega Zaki presente all’udienza, circa “30 minuti per rappresentare tutto quanto fosse relativo al mio caso, dal primo giorno”. I legali hanno sostenuto “cosa c’è di sbagliato circa le accuse a mio carico, circa l’articolo che ho scritto. Abbiamo evidenziato che questo articolo rientra nella libertà di espressione”.
Rispetto alla manifestazione a Bologna il giorno prima, Patrick aveva ringraziato: “Ancora una volta, i cittadini di Bologna si sono presi piazza Maggiore per mostrare la loro solidarietà verso di me. Non hanno mai perso l’occasione, sin dal primo momento, per sostenermi. Non posso esprimere a parole quanto io sia grato a tutti voi. Difenderò sempre i diritti umani, in qualsiasi circostanza. Vi sarò per sempre grato”.
In mattinata, prima che cominciasse l’udienza, Zaki aveva twittato: “Sempre per i diritti umani. Al più presto ritorno a Bologna”. All’università a giugno lo attende la tesi e la conclusione del master in Studi di genere.
La vicenda dello studente è stata al centro di due faccia a faccia fra il ministro degli Esteri egiziano Sameh Shoukri e il suo omologo italiano Antonio Tajani negli ultimi mesi: sia nel primo (a Roma, a fine 2022) che nel secondo (al Cairo, a inizio 2023) l’Egitto ha ribadito l’assenza di ogni volontà persecutoria nei confronti del ragazzo e garantito massima trasparenza nel procedimento giudiziario in corso.
Rassicurazioni che sono state accolte con sollievo a Roma ma che finora non hanno portato a nessuna svolta, continuando a tenere Patrick Zaki prigioniero di un sistema giudiziario che le maggiori organizzazioni per i diritti umani considerano arbitrario e ingiusto.
“È sempre più forte l’amarezza e l’angoscia con cui accogliamo la notizia di un nuovo rinvio di questo interminabile processo”, dichiara il rettore Giovanni Molari. Il rettore ricorda la manifestazione alla vigilia dell’udienza: “Nel cuore di Bologna, ho ricordato che il nostro Patrick Zaki è per noi non solo oggetto di preoccupazione e dedizione, ma anche una ricca fonte di ispirazione: la sua tenace difesa dei diritti umani è una lezione per tutti e un esempio che rafforza il nostro costante impegno. Non sei e non sarai mai solo, Patrick: la tua Città e la tua Università ti aspettano a braccia aperte. Fino a quando non potremo rivederti tra noi, non smetteremo di mostrare a tutto il mondo la nostra volontà di esserti accanto”.
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