Addio a Pelé, O Rey del calcio
La famiglia del campione di calcio non ha ancora dato la liberatoria. E anche se i boatos indicano un possibile via libera per il mese prossimo, forse il 5 marzo – in onore del giorno in cui nel 1961, a soli 17 anni Edson entrò nel Maracanà come un ‘moço’, riemergendone campione – di ufficiale per il momento non c’è niente. L’accesso al mausoleo al primo di 14 piani, salite le scale a destra, è oscurato da un enorme pannello bianco e sorvegliato da due addetti che tengono tutti a distanza. “Mancano una maglia e qualche cimelio, ma ci siamo quasi” assicurano i guardiani che non concedono neppure una sbirciatina. In compenso i sorveglianti mostrano sul cellulare il rendering, che il management della Necropoli ecumenica ha fatto circolare anche su Internet. “E’ esattamente così”, insistono, mentre le immagini ritraggono ai lati della porta di ingresso le due statue dorate del numero 10 donate alla famiglia.
A San Paolo le immagini di Pelé sulle facciate dei palazzi
Nel corridoio il passaggio è accompagnato da gigantografie in bianco e nero degli scatti più celebri delle imprese del fuoriclasse dai mille e più gol, a partire dalla leggendaria rovesciata di ‘Fuga per la vittoria’, in una walk of fame da brivido. Pochi passi ancora e si raggiunge la stanza del Re. Per lui, che ha voluto un cimitero con vista sullo stadio di Vila Belmiro dove oltre a giocare alloggiò quando a fine anni Cinquanta, ancora adolescente arrivò dal paese in cui era cresciuto, l’eternità ha l’aspetto rassicurante di un campo da ‘futebol’. Il pavimento in erba sintetica. Al centro la bara. Tutto intorno le pareti tappezzate di foto di spalti straripanti di tifosi in adorazione. E poi ancora le coppe, e le maglie. Un tempio del calcio, “che presto sarà svelato al pubblico” promettono i guardiani.
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Intanto a quanti sono arrivati fin qui sulle tracce do Rei, non resta che visitare la tomba di una delle figlie al quarto piano, o al nono lo spazio acquistato per la famiglia, che già accoglie le spoglie del calciatore João Ramos do Nascimento, in arte Dondinho, padre e mentore di Pelè. Ma ai più insistenti è riservata una chicca. Nel garage del cimitero, coperta da un telo blu, c’è l’auto del fuoriclasse. Anche quella destinata a far parte del percorso turistico, mentre il mondo resta in attesa di vedere il nuovo gol col sombrero, che Pelè ha in serbo per continuare a stupire anche da morto.