Il ministro ha però spiegato che non si tratta di “un piano, perché non esiste alcun piano in merito”. E in relazione a ciò che è stato riportato dalla stampa sui numeri, chiarisce: “La cifra da me indicata, 500mila migranti regolari, si riferisce alle richieste di ingressi sul nostro territorio nel settore della produzione, nei trasporti, in agricoltura, nel terziario e via così”. E incalza: “Non abbiamo aggiunto nulla rispetto a quanto già noto da mesi, in un contesto italiano nel quale esistono offerte di lavoro in settori strategici messi in crisi anche da provvedimenti come il reddito di cittadinanza. Abbiamo sottolineato che il contrasto all’immigrazione irregolare è necessario proprio perché nemico di quella regolare”.
Lollobrigida torna sulla strage di Steccato di Cutro, nel crotonese, dove fino ad ora si contano 66 vittime, molte delle quali bambini: “Noi denunciamo una azione criminale da tanti anni, ci sono sfruttatori di essere umani che organizzano un vero e proprio trasporto di persone illudendole di trovare lavoro”. “Per questo – aggiunge – bisogna tener conto delle tragedie legate a questo tipo di processo. L’Italia ha fatto tutto quello che poteva fare in questi anni, continueremo a farlo”.
Per il ministro “non è immaginabile che una sola nazione, solo per la sua collocazione geografica, si faccia carico di queste problematiche. Noi dobbiamo dare ai cittadini di tutto il mondo il diritto di non partire, dobbiamo evitare che persone siano costrette a lasciare le proprie famiglie e la propria terra. Poi la scelta di emigrare è una scelta libera che deve essere garantita a chi lo vuole fare. Noi non siamo in grado di accogliere tutti quelli che nel mondo hanno fame, dobbiamo dare da mangiare e creare le condizioni di produzione e lavoro in quelle aree”, ha concluso il ministro.
Sul tema degli ingressi regolari è intervenuto anche il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi che – in audizione alla Commissione Affari costituzionali sulle linee programmatiche del dicastero – ha annunciato: “E’ mia intenzione definire, d’intesa con i colleghi interessati, interventi di natura normativa che affrontino i temi di particolare criticità, come i rimpatri, il sistema di accoglienza e la protezione internazionale”. Per Piantedosi, inoltre, “bisogna proseguire sul rafforzamento dei canali legali di ingresso dei migranti”.
La tragedia che si è consumata nel crotonese ci fa capire, dice ancora Piantedosi, che “è necessario agire per fermare traversate così pericolose e trovare risposte concrete alla questione migratoria. E’ evidente che questo si può fare solo con un’azione decisa dell’Ue e una forte sinergia con i Paesi di transito. Dobbiamo evitare che chi scappa dalle guerre si affidi a trafficanti di essere umani senza scrupoli, servono politiche responsabili e solidali dell’Ue”.
“Il governo, da quando si è insediato – ricorda ancora il ministro – ha fatto corridoi umanitari per 617 persone, numero record per il breve periodo, un decreto flussi per 83mila ingressi regolari. La nostra filosofia – rimarca – è offrire noi le opportunità alle persone che scappano da miseria, scenari di crisi, disperazione e quindi non consegnarli ai trafficanti”.
Il ministro infine torna a parlare del contestato decreto Ong, spiegando che “non ha in alcun modo l’obiettivo di impedire i soccorsi, ma che si svolgano in maniera ordinata e coerente con le norme internazionali e ai quali si conformano gli Stati e solo indirettamente i soggetti privati. Ribadisco che le nuove disposizioni non introducono alcun divieto su scenari e l’intervento delle operazioni di recupero“.
Intanto anche il governo tedesco sta lavorando a nuove norme per le Ong tedesche che compiono operazioni di salvataggio di migranti a mare. Il ministero federale dei Trasporti, guidato dal liberale Volker Wissing, secondo la tv pubblica Ard sta valutando una bozza di progetto per imporre misure di sicurezza più vincolanti per navi “che operano per obiettivi politici o umanitari” anche di lunghezza di 24 metri e non come ora di 35 metri, con conseguente aggravio di costi.
“L’applicazione di questi cambiamenti sarebbe una violazione dell’accordo di coalizione in cui si afferma che le operazioni civili di salvataggio in mare non devono essere ostacolate”, sostengono le Ong.
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