(ANSA) – TORINO, 01 MAR – Nuove informazioni sulla storia del
misterioso “uccello elefante”, che andò incontro a estinzione
circa mille anni fa, quando i primi gruppi umani arrivarono in
Madagascar, arrivano dai suoi gusci d’uovo, grazie a uno studio
internazionale pubblicato su Nature, a cui ha partecipato
l’Università di Torino. I rari resti scheletrici dell’uccello
elefante non consentono infatti di determinare con certezza il
numero di specie una volta esistite, né tantomeno la loro
distribuzione geografica, ma le biomolecole preservate in
frammenti di guscio d’uovo datati a circa seimila anni fa hanno
ora potuto migliorare la conoscenza dell’evoluzione e
biodiversità dell’uccello elefante.
L’uccello elefante (vorompatra in malgascio) era enorme, con
esemplari alti fino a tre metri, non era in grado di volare, e
rappresenta uno dei più affascinanti misteri della storia delle
interazioni tra la specie umana e animale – anche perché il suo
parente più prossimo è il kiwi, l’uccello simbolo della Nuova
Zelanda. Tradizionalmente il nome si attribuisce agli scritti di
Marco Polo, e l’uccello elefante potrebbe essere correlato alla
genesi di diversi miti di area mediorientale.
Non potendo pienamente ricostruire la storia evolutiva su
base morfologica, un gruppo internazionale ha effettuato analisi
paleomolecolari (genetiche e proteomiche, ovvero per individuare
il sistema di proteine, ndr) e geochimiche su 960 frammenti di
guscio d’uovo provenienti da 291 località in Madagascar. Lo
studio ha confermato la separazione tra due famiglie, Aepyornis
e Mullerornis, con morfologie e dimensioni diverse, e ha
evidenziato una sorprendente variabilità genetica esistente tra
gli uccelli elefante del Madagascar settentrionale, suggerendo
l’esistenza di una nuova linea evolutiva. (ANSA).