A proposito del tema del piano pandemico, uno dei capitoli dell’inchiesta sulla pandemia di Covid, Chiappani spiega che “il nostro problema è stato sì quello del mancato aggiornamento del piano pandemico, e questo riguardava un lato ministeriale, ma anche la mancata attuazione di quegli accorgimenti preventivi che già erano previsti nel piano antinfluenzale comunque risalente al 2006″.
E’ stato un “lavoro mastodontico” quello della Procura di Bergamo nell’inchiesta sulla gestione della pandemia di Covid. “Ci abbiamo impiegato tre anni ma mi risulta – racconta il procuraotre – che non sia stata ancora neanche iniziata una commissione parlamentare. Noi in tre anni abbiamo fatto un’inchiesta”. Il lavoro ha incluso “ricostruire centinaia di vite, un insieme non solo di provvedimenti ma migliaia di mail e sms, tre consulenze durate oltre un anno – ha elencato – ricostruire tutti i rapporti anche di natura estera (ricordo il discorso dell’Oms, della mancata attuazione e aggiornamento del piano pandemico), ricostruire tutte le attività da parte delle amministrazioni”. “Noi siamo in Lombardia – ha concluso – quindi anche delle singole amministrazioni lombarde: non è un gioco”.
“E’ vergognoso – dice il governatore Attilio Fontana – che una persona che è stata sentita a inizio indagine come persona a conoscenza dei fatti scopra dai giornali di essere stato trasformato in indagato. E’ una vergogna sulla quale non so se qualche magistrato di questo Paese ritiene di indagare. Sicuramente non succederà niente. Anche in altri processi in cui sono stato assolto – aggiunge – ho saputo dai giornali cose che non sapevo”. Fontana – scrive la Procura – avrebbe causato “la diffusione dell’epidemia” in Val Seriana con un “incremento stimato non inferiore al contagio di 4.148 persone, pari al numero di decessi in meno che si sarebbero verificati” se fosse stata “estesa la zona rossa a partire dal 27 febbraio 2020”.
Emozione stamane fra i parenti delle vittime di Covid davanti alla Procura. Con loro c’era l’avvocato Consuelo Locati, che coordina il team dei legali. “C’è grande gratitudine adesso – hanno sottolineato i familiari – perché per noi si riscrive la storia in questo momento. È ormai chiaro che non è stato uno tsunami improvviso e che qualcuno sarebbe dovuto intervenire”.
I familiari delle vittime hanno portato con sé gli esposti a loro tempo presentati proprio in Procura a Bergamo