Accelera a febbraio il carrello della spesa. I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona registrano infatti un’accelerazione in termini tendenziali al +13,0% (dal +12,0% del mese precedente), mentre quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto rimangono pressoché stabili (da +8,9% a +9,0%).
In accelerazione a febbraio, sempre su base annua, anche i prezzi dei tabacchi (da una variazione tendenziale nulla a +1,8%), dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +5,5% a +6,1%) e dei servizi relativi ai trasporti (da +5,9% a +6,3%). L’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, accelera da +6,0% del mese precedente a +6,4%, quella al netto dei soli beni energetici da +6,2% a +6,5%. Si attenua la crescita su base annua dei prezzi dei beni (da +14,1% a +12,5%), mentre al contrario si accentua quella relativa ai servizi (da +4,2% a +4,4%), portando il differenziale inflazionistico tra il comparto dei servizi e quello dei beni a -8,1 punti percentuali, da -9,9 di gennaio. L’aumento congiunturale dell’indice generale si deve prevalentemente ai prezzi degli alimentari non lavorati (+2,2%), dei tabacchi (+1,9%), degli alimentari lavorati (+1,5%), dei beni durevoli e non durevoli (+0,8% e +0,6% rispettivamente), dei servizi relativi ai trasporti (+0,7%), dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona e dei servizi relativi all’abitazione (+0,5% per entrambi); un effetto di contenimento deriva invece dal calo dei prezzi degli energetici, sia regolamentati (-5,2%) sia non regolamentati (-4,2%). In base alle stime preliminari, indica inoltre l’Istat, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) aumenta dello 0,2% su base mensile e del 9,9% su base annua (in rallentamento da +10,7% di gennaio).
L’inflazione acquisita per il 2023, ovvero la crescita media che si avrebbe se i prezzi rimanessero stabili nella restante parte dell’anno, è pari a +5,5% per l’indice generale e a +3,7% per la componente di fondo (al netto degli energetici e degli alimentari freschi).
L’inflazione annuale dell’area dell’euro dovrebbe attestarsi all’8,5% nel febbraio 2023, in calo rispetto all’8,6% di gennaio, secondo la stima flash di Eurostat. Per quanto riguarda le principali componenti dell’inflazione si prevede che il tasso annuo più elevato a febbraio sarà quello dei prodotti alimentari, alcolici e tabacco (15,0%, rispetto al 14,1% di gennaio), seguito dall’energia (13,7%, rispetto al 18,9% di gennaio), dai beni industriali non energetici (6,8%, rispetto al 6,7% di gennaio) e dai servizi (4,8%, rispetto al 4,4% di gennaio).
I prezzi dei beni alimentari hanno quindi rallentato il calo dell’inflazione dell’eurozona rispetto alle attese. Tra i Paesi il tasso più alto in febbraio è in Lettonia (20,1%), seguito da Estonia e Lituania. Per l’Italia la stima è del 9,9% mentre il tasso tedesco è al 9,3%. Più bassa l’inflazione in Francia (7,2%) e Spagna (6,1%). Fanalino di coda dei 20 Paesi dell’eurozona è il Lussemburgo, con il 4,8%.
Codacons: è un calo illusorio, i prezzi sono ancora molto alti
“Il calo dell’inflazione a febbraio è un dato illusorio dovuto unicamente alla rapida discesa dei beni energetici, mentre i prezzi del carrello della spesa e dei generi ad alta frequenza di acquisto continuano a salire, svuotando le tasche delle famiglie”. Lo afferma il Codacons, commentando i dati provvisori diffusi dall’Istat. L’inflazione al 9,2% “equivale ad un maggiore esborso pari a +2.691 euro annui per la famiglia tipo, spesa che sale a +3.485 euro per un nucleo con due figli”, avverte il Codacons, rimarcando che i prezzi dei prodotti più acquistati “rimangono a livelli levatissimi”, con il carrello della spesa che sale al +13,0%. “E’ evidente che il calo dell’inflazione è un dato del tutto illusorio, con la discesa delle tariffe energetiche regolamentate – afferma il presidente Carlo Rienzi – Al netto de beni energetici, siamo ancora in presenza di una emergenza prezzi che investe gli alimentari come la casa e i trasporti, svuotando sempre più le tasche delle famiglie”.
Francia, governo al lavoro contro caro-cibo
Davanti al forte rialzo dei prezzi dell’alimentazione in Francia – superiore al 14% su base annuale nel mese di febbraio – il ministro francese dell’Economia, Bruno Le Maire, si è detto favorevole ad un dispositivo di sostegno “che riguardi tutti i nostri connazionali”. “Tutti sono colpiti dall’inflazione alimentare“, ha dichiarato il ministro, durante un sopralluogo al Salone dell’Agricoltura di Parigi, dicendosi “favorevole ad un dispositivo che vada a beneficio di tutti i nostri connazionali, tutte le classi medie, tutti i francesi”. Il 28 febbraio, Le Maire aveva promesso “nuove misure” per “contenere l’inflazione” dei prezzi alimentari, in un contesto di forti aumenti che pesano sul portafoglio dei francesi. “Da diversi giorni lavoriamo a soluzioni per i prodotti alimentari”, ha dichiarato il numero due del governo, durante il question time all’Assemblea Nazionale di Parigi. Le Maire aveva precisato che riceverà nuovamente i distributori “nei prossimi giorni”, insieme alla collega responsabile per il Commercio, Olivia Grégoire, per trovare una ricetta contro il caro vita. “Nei prossimi giorni presenterò misure efficaci e credibili che permetteranno ancora una volta alla Francia di contenere l’inflazione per i nostri connazionali”, ha garantito, precisando che queste disposizioni verranno assunte “con il sostegno dei distributori che devono fare – come ha ricordato lo stesso presidente Emmanuel Macron – uno sforzo sui margini di guadagno per continuare a ridurre i prezzi alimentari”. L’obiettivo è un’entrata in vigore entro il 15 marzo.