I radar anti-missile sui tetti degli edifici
Secondo quanto riporta il quotidiano, i sistemi di difesa aerea hanno iniziato ad essere installati a Mosca e nei suoi sobborghi, sin dallo scorso dicembre, ma sono iniziati a comparire sui media soltanto un mese fa, a gennaio “quando le installazioni hanno iniziato ad apparire sui tetti degli edifici nel centro della capitale“.
Il Pantsyr-S1, per proteggere la Difesa
Sempre secondo The Insider “Già il 19 gennaio sono circolate informazioni sul posizionamento di sistemi di difesa aerea sui tetti di alcuni edifici amministrativi di Mosca, i sistemi “Pantsyr-S1″ sono stati visti presso un edificio del Ministero della Difesa”.
Radar anti missili sulla casa di Putin
Uno dei primi sistemi di difesa intercettati dai social sul territorio russo, fu quello fotografato sulla residenza di Putin a Novo-Ogaryovo, poi quello immortalato nei pressi dell’aeroporto commerciale Gazprom Avia Ostafyevo. Oggi il radar di difesa, in un luogo sicuramente affollato nelle ore di punta dove transitano i moscoviti, per molti dei quali la guerra – come recita la propaganda – è ancora una “operazione speciale”, senza conseguenze (militari) dirette sulla popolazione.
Un drone precipita a 100 km da Mosca, resti di uno dei droni
Quel drone arrivato ad 80 km da Mosca
Lo scorso 28 febbraio, “L’attacco fallito“, come lo definì il governatore della regione, Andrei Vorobyov, che esaminando le foto diffuse dai media russi, il profilo Twitter Ukraine Weapons Tracker, che monitora le armi impiegate nel conflitto, era arrivato alla conclusione che il drone schiantato a soli 80 chilometri dalla Capitale, era “un UJ-22 ucraino“, abbattutosi vicino a una stazione di compressione di gas nella località di Voskresensk: “Se è stato lanciato dal territorio ucraino – osservava – avrebbe viaggiato per 600 chilometri, e quindi si tratterebbe del tentativo di attacco ucraino più in profondità nel territorio russo”.
La guerra dei droni che sconfina in Russia
Sono numerosi gli attacchi con droni ucraini – di ogni modello e misura – che dopo arrivare a lambire i territori russi di confine, hanno iniziato negli ultimi mesi di guerra ad arrivare sempre più in profondità nel territorio: pochi giorni fa, la sospensione dei voli su San Pietroburgo disposta dai vertici militari russi, che aveva costretto molti aerei diretti all’aeroporto Pulkovo, a tornare agli scali di partenza: era il giorno di due esplosioni nella regione russa di Krasnodar, sul Mar Nero, in una raffineria della Rosneft, il gigante petrolifero statale di Mosca.
Un ennesimo attacco, ancora assente negli articoli della stampa governativa, ma le cui immagini hanno circolato in modo virale sui social, dove la propaganda bellica – da entrambi i fronti coinvolti nel conflitto – ha trovato il suo luogo deputato per condurre una “guerra ibrida“, dove i media clandestini, stanno svolgendo un ruolo sempre più rilevante.
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