L’offensiva di Vladimir Putin è infatti, letta a Kiev e in Occidente come il retaggio dell’imperialismo di Stalin. E l’accelerata repressione del dissenso a molti ricorda i metodi sovietici. Questa mattina oltre mille ammiratori di Stalin si sono riuniti sulla Piazza Rossa, per deporre – come da tradizione – fiori sulla tomba del dittatore vicino al mausoleo di Lenin e alle mura del Cremlino.
A guidare il gruppo di nostalgici, il capo del partito comunista russo Ghennadi Zyuganov: alcuni portavano bandiere rosse dell’Urss, altri ritratti dello spietato leader nato in Georgia nel 1878 con il nome di Iosif Djougashvili.
Negli ultimi anni è stato rivalutato dal regime russo, per il suo ruolo nella Grande guerra patriottica contro il nazionalismo ucraino. Nel recente anniversario per la vittoria nella battaglia di Stalingrado è stata inaugurata una sua statua nella città che ora porta il nome di Volgograd – aprendo la strada alla incredibile versione della propaganda che vede oggi la Russia impegnata in Ucraina in una nuova guerra contro il nazismo. I sondaggi negli ultimi anni hanno indicato percentuali crescenti di russi che ne rivalutavano la figura. Per questo, oggi diversi russi hanno deposto fiori in suo onore. L’ultimo sondaggio di Levada sulla sua figura, del 2021, indicava che il 56 per cento dei russi ne avevano opinione positiva.
Anniversario della morte di Stalin in Russia
Il “piccolo padre”, come lo chiamava la propaganda, salì al potere alla fine degli Anni ’20 e morì il 5 marzo 1953: trasformò l’Urss in un vasto Stato totalitario, portandolo dall’agricoltura all’industrializzazione, ma ordinando il culto della propria personalità, l’esecuzione di centinaia di migliaia di persone e l’invio di altri milioni nei famigerati gulag.
Ma alcuni russi lo difendono ancora, convinti che grazie a lui l’Unione Sovietica divenne una superpotenza e sempre grazie a lui – anche se molti storici non sono d’accordo – l’Armata Rossa riuscì a sconfiggere Hitler nel 1945. Una vittoria celebrata oggi in pompa magna dalla Russia di Putin che ha giustificato l’invasione dell’Ucraina con la necessità di combattere “il regime nazista di Kiev”.
In una retorica che rimanda a quella dell’era stalinista, il Cremlino chiede sempre più spesso di perseguire i “traditori” o gli “agenti stranieri”, come ormai vengono bollate le persone contrarie al conflitto in Ucraina. A differenza del padre della Rivoluzione d’ottobre, Lenin, le cui statue sono ancora presenti nelle città del Paese, le autorità russe non si sono impegnate, per il momento, a reinstallare i monumenti a Stalin, smantellati dopo la sua morte e l’inizio della politica di “destalinizzazione”.
Il Cremlino non nega le repressioni sovietiche ma le minimizza nelle scuole e nei media pubblici, presentandole come una tragedia senza un vero colpevole. Allo stesso tempo, glorifica il potere geopolitico e militare dell’Urss e le sue vittorie sul campo. In segno di questa volontà di promuovere un’immagine positiva dell’Unione Sovietica, alla fine del 2021 le autorità hanno sciolto Memorial, l’Ong che si batteva per tenere viva la memoria delle repressioni.
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