Nei fatti si passerà da 4 a 3 scaglioni con aliquote più basse: due le ipotesi che sarebbero allo studio, un sistema con aliquote al 23%, 33% e 43% e un’alternativa più costosa (secondo indiscrezioni 10 miliardi, contro i 6 dell’altra) con il secondo scaglione al 27%. Le simulazioni che circolano mostrano benefici differenti con una concentrazione comunque per i redditi medio alti. Si attende anche di capire come si tradurrà la revisione dell’Iva: l’obiettivo è omogeneizzarla per i beni e servizi similari “di maggior rilevanza sociale” e non è escluso che per alcuni beni, come pane, pasta e latte, possa essere portata a zero. Viene inoltre ridotta l’Iva per l’importazione e cessione di opere d’arte. Nel previsto riordino della selva delle tax expenditures – intervento da cui sono attese le coperture alla riforma – si promette “particolare riguardo” per gli sconti fiscali che riguardano la composizione del nucleo familiare, la tutela della case, della salute, dell’istruzione, dell’efficienza energetica e della riduzione del rischio sismico. E se per la lotta all’evasione fiscale, si ricorrerà maggiormente anche all’analisi del rischio e alle soluzioni di intelligenza artificiale, nel riordino del sistema dei giochi resta il regime delle concessioni ma per tutelare i soggetti più vulnerabili arriva una stretta sulle giocate e le vincite e il divieto alle scommesse sulle gare sportive dilettantistiche di under18. Una riforma su cui le opposizioni vanno all’attacco (“è una fotocopia della delega del governo Draghi”, dice Azione-Iv), ma che i partiti di centrodestra difendono compatti. E che raccoglie l’apprezzamento di molte associazioni di categoria: “va nella direzione giusta”, dicono quasi in coro Confcommercio, Confartigianato, Cna, Confedilizia e i commercialisti. Critica invece la Cgil: “la nostra proposta va nella direzione opposta rispetto a quella che sta discutendo il governo”, osserva il segretario Maurizio Landini, che però attende di “conoscere la proposta del governo”. Aspetta di vedere le carte anche il leader degli industriali Carlo Bonomi, che dopo l’altolà di ieri (“se si parla solo di rimodulazione di aliquote non è la strada”), tira dritto: “Ci aspettiamo una riforma organica. Una riforma del fisco ha senso – avverte – se è organica”.