(ANSA) – ROMA, 11 MAR – Dieci milioni. A stanziarli, nel
decreto Aiuti Bis, è stato il governo con l’obiettivo di
garantire la ricezione televisiva in alcune zone d’Italia, a
partire dalle comunità montane. In particolare, 2,5 milioni sono
destinati ad adeguare gli impianti di trasmissione. E 7,5
milioni devono innalzare fino a 50 euro il bonus tv per
l’acquisto di apparecchi satellitari. Ma qualcosa sembra non
stia funzionando. A sottolinearlo è il presidente Uncem Marco
Bussone.
“Ci sono criticità, ho scritto al ministro Urso per
elencarle. Ma nessuna polemica. L’obiettivo è avere chiarimenti
e pianificare un lavoro da fare insieme. Credo nella
collaborazione tra le istituzioni”, spiega.
Partiamo dai ripetitori. Le domande di ammissione al
contributo da parte dei comuni dovevano essere inviate al Mise
entro il 3 marzo 2023. Dov’è il problema? “Innanzitutto non
erano ammesse domande di forme aggregative di comuni, quando
invece spesso la proprietà degli impianti è condivisa. Poi
serviva una pianificazione. Bisognava fornire ai sindaci
un’assistenza tecnica parallela affinché sapessero se davvero
gli impianti potevano essere adeguati. E infine non si capisce
quali territori abbiano realmente diritto a questi fondi e quali
no”.
Adesso che succede? “Aspettiamo di capire chi ha fatto
domanda e per cosa. Ma ho forti dubbi che con questo bando
riusciremo a risolvere il problema della tv nelle comunità
montane”.
E poi ci sono i 7,5 milioni per decoder e cam di tivùsat, la
piattaforma satellitare gratuita caldeggiata dal Mise in quanto
raggiunge tutto il Paese con un’offerta di qualità, a partire
dal bouquet Rai tutto in Hd e con 23 canali dedicati ai tg
regionali. “Non ho capito dove siano andati a finire questi
fondi. Nelle mie interlocuzioni con il ministero mi è stato
detto che confluivano nel ‘calderone’ dei voucher. Quindi mi
sembra di capire che non siano andati solo alle comunità
montane. Ma era questa la ratio della norma – conclude Bussone –
o sbaglio?”. (ANSA).