Oggi è arrivata la risposta di Michel: “L’attuazione delle conclusioni del Consiglio europeo di febbraio è ora fondamentale – si legge – Non abbiamo tempo da perdere ed è per questo che la Presidenza svedese del Consiglio e la Commissione ci informeranno sui progressi finora compiuti già durante il prossimo vertice del 23 e 24 marzo. La rapida attuazione delle misure concordate è una priorità per tutti noi e conto fermamente sull’Italia in questo senso. Lavorando insieme e agendo con decisione dobbiamo evitare che si ripetano tragedie così terribili come quella al largo della Calabria. È imperativo che i colegislatori continuino i lavori sul Patto per la migrazione e l’asilo, in linea con la tabella di marcia comune del Parlamento europeo e delle presidenze di turno del Consiglio, e in vista dell’adozione delle proposte prima della fine dell’attuale legislatura“.
“Il tragico naufragio al largo di Crotone – aggiunge il presidente del Consiglio europero nella sua risposta – è un forte richiamo alla necessità di trovare soluzioni reali e praticabili per gestire meglio la migrazione e combattere il traffico di migranti. Al Consiglio del 9 febbraio, abbiamo affermato la nostra determinazione collettiva a sviluppare un’adeguata risposta europea al complesso fenomeno della migrazione. Abbiamo concordato una serie di misure pratiche e concrete nel campo dell’aumento dell’azione esterna, della cooperazione rafforzata in materia di rimpatri e riammissione, controllo delle frontiere esterne dell’Ue, lotta alla strumentalizzazione, alla tratta e al traffico di migranti. Tra l’altro, è previsto l’uso di tutte le pertinenti politiche, strumenti e mezzi dell’Ue, comprese le opportunità di migrazione legale”.
Il commento di Palazzo Chigi è arrivato con una nota ufficiale pubblicata sul sito del governo, dove si esprime “sentito apprezzamento” per le parole di Michel, considerate “in piena sintonia con l’azione del governo italiano in Europa volta a una migliore gestione della migrazione e al contrasto del traffico di migranti”.
“Dopo la terribile tragedia di Cutro – prosegue il testo – l’impegno comune a una risposta europea adeguata al complesso fenomeno della migrazione rende ancora più improcrastinabile l’attuazione di quanto deciso al Consiglio europeo di febbraio. Come sottolineato dal presidente Michel, occorre realizzare misure concrete di aumentata azione esterna, una cooperazione rafforzata in materia di rimpatri e riammissioni, il controllo delle frontiere esterne dell’Ue e la lotta al traffico di esseri umani, utilizzando tutte le politiche e gli strumenti necessari da parte dell’Ue. Per il governo italiano, la determinazione del presidente Michel circa una rapida attuazione di quanto concordato al Consiglio europeo di febbraio rappresenta un ulteriore passo in avanti in vista del Consiglio europeo di marzo”.
Sala del consiglio europeo di Bruxelles, foto di archivio
Una riforma lanciata ormai tre anni fa ma, nonostante innumerevoli tragedie del mare come l’ultimo naufragio al largo di Cutro, ferma ancora al palo. Il nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo di Ursula von der Leyen è pronto a tornare sul tavolo del vertice dei leader Ue il 23 e 24 marzo, ma la strada verso la sua adozione, ostacolata dalle continue divisioni tra i 27, resta in salita. E, mentre il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, chiede collaborazione all’Italia e un’alleanza di capitali – tra cui Parigi e Berlino – invoca il rispetto del regolamento di Dublino in attesa di un nuovo ordinamento, l’intesa auspicata da Bruxelles in tempo per la fine della legislatura nel 2024, appare ancora lontana. Dopo anni di scontri insanabili su movimenti secondari e ricollocamenti, il motto della risposta comune è diventato ora quello della dimensione esterna: collaborazione e finanziamenti ai Paesi di origine e di transito, rimpatri, lotta ai trafficanti, corridoi per la migrazione legale, e anche l’idea – emersa più chiaramente al Consiglio europeo di febbraio – di costruire barriere mobili ai confini esterni dell’Unione per fermare i flussi. Una strategia tuttavia ancora poco concreta, alla quale l’Italia affianca da settimane la richiesta di una stretta sull’attività delle Ong. Nel tentativo di trovare una soluzione “strutturale” contrassegnata da un delicato equilibrio tra responsabilità e solidarietà, nei prossimi mesi sono molti gli appuntamenti sull’agenda europea. A partire da un possibile nuovo bilaterale, la prossima settimana, tra il ministro degli Interni Matteo Piantedosi e l’omologo francese Gerald Darmanin, seguito dal faccia a faccia il 20 marzo a Bruxelles tra i ministri europei degli Esteri, l’ennesimo di una serie di incontri ravvicinati in programma fino alla fine di giugno sotto l’egida della presidenza Ue della Svezia. A fine marzo toccherà poi ai capi di Stato e di governo confrontarsi sulla risposta all’emergenza nel Mediterraneo nel corso di un vertice interlocutorio che difficilmente potrà far segnare punti decisivi. E, con l’incognita degli sbarchi estivi davanti, l’ultima – o quasi – finestra politica per chiudere l’accordo prima delle elezioni europee sembra essere nelle mani di Madrid, alla guida dell’Unione nella seconda parte dell’anno.
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