Sulla carta la decisione dei vertici dell’azienda suona come un provvedimento transitorio, dopo la “recente attività sui social media” di Lineker giudicata incompatibile dal direttore generale Tim Davie con “gli standard di imparzialità” richiesti dalla Bbc: fino a quando non sarà trovato “un accordo”. Di fatto, tuttavia, un accordo appare difficilissimo da ricucire, anche per il rifiuto del personaggio televisivo di gran lunga più pagato dalla ‘Zietta’ – con un contratto annuale da oltre un milione di sterline – di farsi “silenziare”: come certificato dal tono definito “franco” (quindi burrascoso) del faccia a faccia avuto con Davie, e dai successivi post in cui l’ex goleador dell’Inghilterra ha liquidato la bufera come “ridicola e sproporzionata”, ringraziando chi gli sta offrendo solidarietà.
Già finito sotto tiro in passato per altre polemiche politiche con i conservatori, Gary Lineker nei giorni scorsi era letteralmente sbottato di fronte al dibattito parlamentare sull’Illegal Migration Bill. “Accogliamo meno rifugiati di ogni altra grande nazione europea – aveva scritto in uno scambio di tweet -. Questa è solo una politica infinitamente crudele” promossa attraverso “un linguaggio non dissimile da quello usato nella Germania degli anni ’30”. Parole deplorate come “un’offesa anche personale” dalla ministra dell’Interno, Suella Braverman, promotrice della legge in questione, che ha il “marito ebreo”.
E culminate oggi in un ulteriore battibecco sul web fra l’ex campione e un’altra ministra di spicco, la Leader of the House Penny Mordaunt, dopo che questa aveva ironizzato sul presunto allineamento dell’opposizione laburista – pur critica sul paragone col nazismo – con un “rapinatore dell’area di rigore”. Il tutto mentre il premier Sunak, sollecitato da un giornalista a margine del vertice franco-britannico di Parigi con Emmanuel Macron a rispondere “a tutti i Lineker” che lo criticano, non ha mancato di replicare a sua volta indirettamente: tornando a difendere a spada tratta il pugno di ferro sull’immigrazione.