Gli arresti sono avvenuti in diverse province del Paese teatro degli avvelenamenti: a partire dalla città santa di Qom dove si sono registrati i primi casi, a Teheran, Zanjan, Khuzestan, Hamedan, Fars, Guilan, Azarbaijan ovest, Azarbaijan est, Kurdistan e Khorasan Razavi. Per tutti l’accusa è di essere responsabili dei casi di avvelenamento nelle scuole. Ma non solo ragazze anche alcuni studenti maschi sarebbero stati intossicati dal gas di cui per ora non si conosce la natura specifica.
Quel che è certo secondo le autorità è che tra gli arresti ci sono gruppi diversi. “Alcune di queste persone – afferma una dichiarazione del ministero dell’Interno diffusa dall’agenzia Irna – miravano a far chiudere le scuole usando “sostanze maleodoranti e innocue”. Altri sono veri e propri criminali, che avevano un obiettivo ostile: chiudere le scuole e diffondere il pessimismo contro il sistema, creando paura tra il personale e gli studenti”. Secondo gli oppositori del regime i casi, invece, sono stati una vendetta nei confronti dei giovani e giovanissime che hanno sostenuto la protesta per Mahsa Amini, la 22enne curda morta mentre era in custodia della polizia morale per aver indossato in modo scorretto il velo islamico obbligatorio.
Il secondo gruppo – suggerisce il ministero – “è sospettato di appartenenza a terroristi dissidenti”, collegati in particolare con un gruppo di opposizione iraniana in esilio con sede in Albania che Teheran considera un’organizzazione “terrorista”, i Mujahedin del popolo dell’Iran o Mujahedeen-e-Khalq (MEK). “L’indagine su questi criminali, inclusa la scoperta della loro possibile connessione con organizzazioni terroristiche come il MEK e altri, è in corso”, ha riferito Irna. Il ministero ha aggiunto che “fortunatamente, dalla metà della scorsa settimana ad oggi, il numero di simili episodi nelle scuole è diminuito in modo significativo, e non ci sono state segnalazioni di studenti con particolari malesseri”.
Il dissidente iraniano-svedese Habib Farjollah Chaab è stato accusato di aver compiuto attentati dinamitardi per conto di un gruppo separatista arabo
La Corte Suprema iraniana ha confermato la condanna a morte del dissidente svedese-iraniano Habib Farajollah Chaab, alias “Habib Esiyod”.
L’uomo, scomparso due anni fa, era stato catturato in un aeroporto turco nel 2020 in un’operazione degli 007 iraniani e portato nella Repubblica islamica. Messo sotto processo è stato accusato di “corruzione in terra per la formazione, la gestione e la guida del gruppo ribelle Harakat al-Nidal e per aver progettato ed eseguito numerose operazioni terroristiche nella provincia del Khuzestan”. In particolare, Chaab è ritenuto responsabile dell’attentato avvenuto nel 2018 durante una parata militare ad Ahvaz, nel Khuzestan in cui morirono 25 persone e altre 250 furono ferite. Il Khuzestan a sud-est dell’Iran è una regione a maggioranza araba e non persiana.
Chaab in seguito, aveva confessato in un programma televisivo iraniano di essere un agente dei servizi sauditi e si era dichiarato responsabile dell’attentato di Ahvaz, ma la sua confessione pubblica, avvenuta in custodia della polizia, è considerata dagli oppositori del regime falsa, perché potrebbe essere stata estorta sotto torutra come avvenuto in altri casi.
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