La minaccia scaturì dal rifiuto dell’ennesima prescrizione di un farmaco analgesico di cui l’uomo abusava da anni, un pregiudicato agli arresti domiciliari, assiduo frequentatore dell’ambulatorio. “Iniziai alle 20.00 il turno notturno- racconta.- Il paziente mi aspettava sul marciapiede dal pomeriggio. La prescrizione gli era stata fatta la sera prima ma per lui non era sufficiente”.
“Le minacce si erano verificate anche nei giorni e nelle settimane precedenti, sia io che le mie colleghe avevamo più volte tentato la strada del dialogo, del ragionamento ma gli insulti erano sempre più pressanti- ricorda Silecchia- L’uomo aveva anche iniziato un’opera di stalking, con allusioni di tipo personale e non professionale. Conosceva inoltre il modello delle nostre automobili, passando davanti al parcheggio del centro capiva immediatamente chi era in turno”.
Quella sera stessa la dottoressa trova il coraggio di denunciare l’accaduto: “Dopo aver terminato le visite, la decisione immediata di recarmi dai carabinieri per sporgere denuncia”. L’uomo successivamente è stato arrestato, oltre alle minacce alla dottoressa era anche evaso dagli arresti domiciliari.
“Quando ripenso ai rischi che ho corso mi sento una sopravvissuta. Lavorare con la paura è mortificante, snatura la professione e condiziona il lavoro”.
Sono tante troppe le aggressioni che coinvolgono i medici, soprattutto le donne: omicidi, aggressioni di tipo sessuale, sequestri di persona “Le donne sono maggiormente esposte, non è giusto rimanere sole, in una sede isolata, di notte” denuncia Silecchia e aggiunge “la condizione di quel particolare tipo di lavoro costringe le donne a vivere nel terrore. Quando nel cuore della sera usciamo dall’ambulatorio per una visita domiciliare entriamo in casa di uno sconosciuto e quando chiudiamo la porta non sappiamo se ci troviamo di fronte un malintenzionato oppure no”.
“E’ importante raccontare le nostre storie, parlarne, dare la nostra testimonianza, per me è un dovere, per chi oggi sta vivendo la mia stessa esperienza e per chi, purtroppo, non ha più voce…” racconta commossa, “come la collega Paola Labriola, la psichiatra barese uccisa da un paziente nel 2013. Grazie alla sensibilizzazione, all’impegno dell’Omceo Di Bari e del presidente Filippo Anelli ora c’è una legge”.
La legge n. 113/2020 sulla violenza contro gli operatori sanitari approvata all’unanimità il 14 agosto 2020 dal Parlamento e promossa proprio dall’Ordine dei medici di Bari e dalla FNOMCeO è stato un passo in avanti fondamentale, “soprattutto perché il previsto aumento delle pene, sino a 16 anni di carcere, scoraggia le aggressioni” ha affermato il Presidente dell’Omceo Bari e della Fnomceo Filippo Anelli, “ciononostante sono ancora tante le attività necessarie a migliorare il grado di sicurezza dei medici e degli operatori sanitari per prevenire gli atti di violenza”.
“La forza per andare avanti l’ho trovata nei pazienti, nell’aiutare le persone- conclude Silecchia- il nostro lavoro, per fortuna, è fatto di tanti momenti positivi e gratificanti che consistono nell’aiutare le persone, nel sentire la loro gratitudine. Noi medici ci occupiamo del bene primario, la salute delle persone, sono loro la mia forza”.
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