* SIRIA – Il gruppo paramilitare viene segnalato per la prima volta nel 2015, dopo l’inizio dell’intervento militare russo al fianco di Damasco nella guerra civile. Nel Paese partecipano a diverse missioni di combattimento contro le zone controllate dai ribelli e contro le cellule dell’Isis almeno fino alla fine del 2021.
* LIBIA – I paramilitari russi sarebbero presenti in Cirenaica, nell’est del Paese, dal 2018 per sostenere il generale Khalifa Haftar nella guerra civile contro il governo di Tripoli, riconosciuto dalla comunità internazionale, e nella conquista delle regioni meridionali libiche. Nel 2019-2020 i miliziani di Wagner aiutarono il sedicente Esercito nazionale libico di Haftar nell’assalto, poi fallito, alla capitale, facendo arrivare i suoi uomini a una decina di km dal centro della città.
* MALI – Uno tra i principali Paesi di partenza e transito dei migranti subsahariani, teatro di due colpi di Stato nel 2020 e 2021, ha rotto nel 2022 l’alleanza anti-jihadista dei Paesi del Sahel, detta G5 e sostenuto dalla Francia, e gli accordi di difesa con Parigi determinando il ritiro della missione francese Barkhane e la chiusura di quella europea Takuba. Da allora la giunta militare si è di fatto riavvicinata alla Russia e ha aperto le porte al Gruppo Wagner per combattere i miliziani islamici. I mercenari russi sono accusati di aver ucciso anche diverse centinaia di civili. Anche il BURKINA FASO sta seguendo lo stesso percorso del Mali.
* REPUBBLICA CENTRAFRICANA – Gli uomini di Wagner sono stati collegati all’uccisione nel 2018 di tre giornalisti russi (Orkhan Dzhemal, Alexander Rastorguyev e Kirill Radchenko) che stavano indagando proprio sulla presenza dei mercenari in Centrafrica. Sono accusati di aver partecipato a numerosi massacri perpetrati insieme alle forze armate regolari del Paese.
* SUDAN – Nel 2017 i mercenari furono inviati in Sudan per sostenere militarmente le forze dell’allora presidente Omar al-Bashir contro il Sud Sudan e per proteggere le miniere di oro, uranio e diamanti. L’anno dopo sarebbero stati inviati nella regione sudanese del Darfur per addestrare i militari e avrebbero aiutato il governo nella repressione delle proteste che rovesciarono al Bashir.