Il Kenya è oggi un Paese fondamentale nell’ambito del continente africano, sia dal punto di vista geopolitico sia da quello economico. Conta 50 milioni di abitanti e una popolazione urbana giovane, istruita. Importante per gli investimenti stranieri soprattutto di alta tecnologia e obiettivo privilegiato anche per le piccole e medie imprese. “Un modello economico e politico”, viene definito dal Quirinale, che può giocare un ruolo chiave grazie alla sua stabilità politica e alla sua spinta economica, sostenuta dalla presenza di una serie di start up innovative. Il Kenya è conosciuto anche, in questo momento storico, come la Silicon Savannah: si presenta infatti come un hub ideale per i servizi finanziari, di comunicazione e di trasporto in tutta la regione. Rimangono sempre vive però le classiche e storiche contraddizioni dell’Africa sub-sahariana e Nairobi ne è la rappresentazione plastica, con il suo “cuore” decisamente occidentale e le periferie ancora costellate di baraccopoli. In contrapposizione a periferie degradate e difficoltà nelle infrastrutture materiali, il Kenya vanta una delle connessioni internet mobile più veloci al mondo. Si è quindi aperto un ampio spazio per imprenditori, investitori ed esperti di tecnologia. Il Kenya chiede quindi all’Occidente e all’Italia un modello di impresa, aiuti alla crescita, training ed un sostegno tradizionale come quello cooperativo. Il presidente Mattarella è a Nairobi accompagnato dalla figlia Laura e dal viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli. Nella capitale vedrà il presidente keniota William Ruto e i presidenti delle due Camere e terrà un discorso all’università della città. Non mancherà infine una tappa a Malindi, mercoledì 15 marzo per visitare al Centro spaziale “Luigi Broglio”. La base è un asset strategico per Italia e il Kenya nelle tecnologie spaziali, la ricerca e le analisi di dati satellitari. Ad accoglierlo – si legge sul sito dell’ASI – il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Giorgio Saccoccia, il ministro della Difesa keniota Aden Bare Duale, e il presidente dell’Agenzia Spaziale del Kenya, Gen. James Aruasa. Presso il centro lavorano circa 200 persone, 192 delle quali sono personale locale. La presenza italiana – ricorda l’ASI – è regolata da un accordo intergovernativo tra Italia e Kenya e 5 protocolli tematici. Le attività spaziali del Centro mantengono un indubbio valore strategico per l’Italia, per il Kenya e per l’intero continente africano, come i progetti di ricerca e le attività di formazione; tra questi la Scuola Internazionale di formazione in discipline spaziali, che mira a rendere il Centro Luigi Broglio un hub di formazione per tutta l’Africa.
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