La direttiva prevede la classe energetica E entro il 2030 e la classe energetica D entro il 2033 per gli edifici residenziali. L’obiettivo della direttiva è di agire prioritariamente sul 15% degli edifici più energivori, che andranno così collocati dai diversi paesi membri nella classe energetica più bassa, la G. In Italia si tratta di circa 1,8 milioni di edifici residenziali (sul totale di 12 milioni, secondo l’Istat).
Secondo i sostenitori si tratta di un piano fondamentale per creare maggiore efficienza energetica e quindi risparmi e minore inquinamento, ma per i suoi detrattori significherà costi gonfiati per le ristrutturazioni e nuove distorsioni del mercato. Il testo definitivo sarà approvato dopo la negoziazione tra Stati e manca ancora tutta la parte relativa ai finanziamenti, sia europei che dei singoli paesi membri.
“E’ insoddisfacente per l’Italia. Anche nel Trilogo (la fase di negoziati tra istituzioni europee che porterà al testo definitivo, ndr) come fatto fino a oggi, continueremo a batterci a difesa dell’interesse nazionale”. Lo afferma il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin. “Non mettiamo in discussione – spiega il Ministro – gli obiettivi ambientali di decarbonizzazione e di riqualificazione del patrimonio edilizio, che restano fondamentali. Manca però in questo testo – osserva Pichetto – una seria presa inconsiderazione del contesto italiano, diverso da quello di altriPaesi europei per questioni storiche, di conformazione geografica, oltre che di una radicata visione della casa come ‘bene rifugio’ delle famiglie italiane”.
“Individuare una quota di patrimonio edilizio esentabile per motivi di fattibilità economica – prosegue Pichetto – è stato un passo doveroso e necessario, ma gli obiettivi temporali, specie per gli edifici residenziali esistenti, sono ad oggi non raggiungibili per il nostro Paese”. “Nessuno – chiarisce il ministro – chiede trattamenti di favore, ma solo la presa di coscienza della realtà: con l’attuale testo – prosegue – si potrebbe prefigurare la sostanziale inapplicabilità della direttiva, facendo venire meno l’obiettivo ‘green’ e creando anche distorsioni sul mercato”. “Forti anche della mozione approvata dal nostro Parlamento -conclude Pichetto – agiremo per un risultato negoziale che riconosca le ragioni italiane“.
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