La nuova tuta si chiama AxEMU (Axiom Extravehicular Mobility Unit) ed è stata progettata “per fornire maggiore flessibilità, maggiore protezione dall’ambiente ostile e strumenti specializzati, in modo da soddisfare le esigenze di esplorazione ed espandere le opportunità scientifiche”, spiega Axiom, che per questo progetto specifico ha siglato un contratto da 228 milioni di dollari con la Nasa. “Utilizzando tecnologie innovative e un design flessibile, queste tute spaziali consentiranno una maggiore esplorazione della Luna”. Le dimensioni possono essere adattate alle esigenze di indosso di una più vasta gamma di astronauti. Innovative articolazioni morbide e dure forniranno una maggiore libertà di movimento per camminare più facilmente sulla Luna, eseguire compiti geologici e scientifici in modo più preciso e traslare più facilmente sulle stazioni spaziali, il tutto massimizzando il comfort.
“Le tute sono la prima parte del programma per la Luna che sta diventando realtà”, afferma Lara Kearney, a capo del programma per le attività extraveicolari e la mobilità umana in superficie della Nasa presso il Johnson Space Center. “Stavolta atterreremo al polo Sud – aggiunge Bob Cabana, amministratore associato della Nasa – è sarà una sfida imparare come operare e sfruttare le risorse lunari nel lungo periodo”.
Prosegue così la collaborazione con i privati che fin dall’inizio ha caratterizzato il programma Artemis. Con le aziende sono stati infatti messi a punto il più grande razzo mai costruito, lo Space Launch System che ha portato in orbita la capsula Orion nella missione Artemis I, la stessa capsula Orion e i sistemi di Terra che la controllano, e la collaborazione fra agenzie spaziali e privati è anche alla base del progetto per la costruzione della futura stazione spaziale Gateway destinata all’orbita lunare, i sistemi di atterraggio e i moduli pressurizzati per la futura base lunare.