Montagne di spazzatura rimaste per strada nelle vie di Parigi e i manifestanti e le opposizioni che chiedono a gran voce le dimissioni di Elisabeth Borne.
I disordini hanno riguardato diverse città della Francia e soprattutto la capitale, messa a ferro e a fuoco da gruppi di “casseur” organizzati che si sono spostati di quartiere in quartiere creando il panico: da l’avenue de l’Opéra fino al Louvre e dal quartiere Opéra-Saint-Lazare fino alla rue Montmartre, quindi hanno investito la Bastiglia: cassonetti bruciati, molti i danni alle vetrine e all’arredo urbano, panchine distrutte, biciclette e motorini incendiati. Scontri violenti e organizzati anche a Lille, sulla place de la République, a Lione, a Nantes, a Rennes.
La polizia fornisce un primo bilancio: sono 287 gli arresti, di cui 234 a Parigi per “danni da incendio”. Il leader della sinistra radicale Jean-Luc Mélenchon ha parlato di “arresti violenti”. 1.200 le manifestazioni non autorizzate organizzate da giovedì scorso, “talvolta violente”, secondo il ministro dell’Interno, Gérald Darmanin. Operazioni definite “selvagge”: spostamenti veloci e improvvisi, agivano in gruppi di 200-300. “Totale il sostegno” alle forze dell’ordine, in ”94 agenti” sono rimasti feriti, ha aggiunto il ministro che farà loro visita in ospedale.
Cumuli di spazzatura a Parigi per lo sciopero dei netturbini
Il giorno dopo la mancata sfiducia da fonti dell’Eliseo trapela che il presidente francese esclude al momento “uno scioglimento” del Parlamento, come anche un “rimpasto” di governo o la convocazione di un “referendum”. E c’è attesa per domani quando Macron – annuncia l’Eliseo – lascerà un’intervista in diretta ai canali televisivi Tf1 e France 2. “A quanto pare, non siamo riusciti a comunicare i giusti motivi alla base di questa riforma” ha detto oggi il presidente ai responsabili del governo e della maggioranza e che “vincere in una votazione non può essere fatto passare come una sconfitta”. Il governo si è salvato per un soffio: la mozione di sfiducia presentata dal gruppo Liot, unica via possibile per fermare la riforma della previdenza, si è fermata a 278 voti a favore. Nove in meno di quelli necessari per l’approvazione, ovvero 287. Nel caso la mozione fosse passata, il governo sarebbe automaticamente caduto.
Il primo ministro francese Elisabeth Borne
La premier si è recata questa mattina all’Assemblea Nazionale per incontrare ognuno dei gruppi della maggioranza e ringraziarli per la loro “tenacia”, dinanzi alle “intimidazioni” delle opposizioni e infine ha ringraziato i deputati del campo presidenziale “per la loro mobilitazione senza tentennamenti, la loro tenacia nell’emiciclo, la loro unità e il loro coraggio dinanzi alle intimidazioni”.
In seguito la prima ministra si è recata a palazzo Matignon, l’equivalente parigino di Palazzo Chigi, per una “riunione di lavoro” con diversi suoi ministri. Nonostante gli appelli alle dimissioni delle opposizioni, tra cui quello di Marine Le Pen (Rassemblement national), Borne sembra per il momento intenzionata a restare al suo posto. Ieri, si è detta “determinata a continuare a promuovere le trasformazioni necessarie” per la Francia guidata da Emmanuel Macron. Dopo Borne vedrà i presidenti dell’Assemblea e del Senato, Yaël Braun-Pivet e Gérard Larcher, mentre in serata ha in programma una riunione con i parlamentari della maggioranza presidenziale.
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