“Non mi è chiara la proposta che arriva dalle opposizioni” esordisce Meloni a proposito del tema migranti. “Noi proponiamo un Piano Mattei per l’Africa e, mentre blocchiamo l’immigrazione illegale, vogliamo favorire quella legale. È la direzione che abbiamo preso con il Decreto flussi. Non vedo proposte alternative”.
Lo scontro entra nel vivo con la replica alle parole della senatrice Pd Tatjana Rojc, che aveva accusato il governo di andare in Europa senza avere la coscienza a posto sul naufragio di Cutro, citando Pasolini (“Io so ma non ho le prove”): “Ci presentiamo con la coscienza a posto. Avete stabilito un colpevole senza avere le prove! Io sono una madre!” scandisce a gran voce la presidente del Consiglio.
Poi, “sui Paesi di Visegrad, va aggiornato il manuale degli slogan” chiede con sarcasmo la premier: “i Paesi di Visegrad stanno accogliendo milioni di profughi ucraini”.
Passando alle questioni energetiche e della transizione ecologica, il capo del governo ricorda che “la direttiva sugli edifici e sull’efficientamento energetico rischia di diventare una patrimoniale. I costi devono essere sostenibili sul piano sociale ed economico”. In un secondo passaggio, Giorgia Meloni dice che è “finita l’epoca in cui l’Italia subisce i processi, questa nazione deve contribuire a definire in quale direzione va il mondo”. E, infine, chiede di non vivere “la politica estera come un fatto di tifoseria, amico/nemico”.
Infine, “condividiamo gli obiettivi della transizione verde ma non è l’Europa che deve dirmi come io raggiungo quegli obiettivi. Alcune posizioni hanno un approccio troppo ideologico. La decarbonizzazione ci consegna alla deindustrializzazione” mette in guardia la premier.
L’ultimo passaggio è dedicato alla guerra in Ucraina, su cui lo scontro con il M5s si fa più acceso: “La posizione del governo non è per un avvicinamento alla Cina e un allontanamento dalla Nato, sperando che una sconfitta dell’Ucraina avvicini la pace (ma non sarebbe così)”. L’ultima stoccata all’ex premier giallorosso e al senatore Licheri: “Preferisco dimettermi piuttosto che andare in Europa a prendere ordini, come fece Giuseppe Conte con la Merkel”.
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