E forse le visioni di Cronenberg (fino all’ultimo “Crimes of the future”) con i suoi ibridi corpo-macchina in cui la tecnologia si interfaccia e controlla a distanza le funzioni corporee, non sono estranee a Zhao Jianbo, ex studente di cinema, l’uomo dietro l’invenzione di MUA, un dispositivo robotico in silicone che permette alle persone di baciarsi, nonostante siano separate.
L’idea è nata durante i lunghi e duri periodi di lockdown nei tre anni di pandemia COVID-19 che, nella fase più grave, ha visto le autorità cinesi vietare ai residenti di lasciare i loro appartamenti per mesi e mesi.
All’epoca Zhao era uno studente dell’Accademia del Cinema di Pechino e decise di concentrare il suo progetto di laurea proprio sulla mancanza di intimità fisica nelle videochiamate. Uscito dall’università ha avviato un’azienda che il 22 gennaio di quest’anno ha lanciato il primo di questi dispositivi, al prezzo di 260 yuan (circa 35 euro).
“Avevo una relazione, ma non potevo incontrare la mia ragazza a causa delle misure di restrizione”, ha raccontato l’inventore.
Il MUA – l’onomatopea del nome non è casuale – trasmette a distanza i baci degli utenti inviando i dati raccolti attraverso sensori di movimento nascosti nelle labbra in silicone, che si muovono simultaneamente durante la riproduzione dei baci ricevuti.
Per rendere l’esperienza più realistica il dispositivo, disponibile in diversi colori, ma con le stesse labbra unisex, è connesso alla porta di ricarica dello smartphone usato per le videochiamate, cattura e riproduce anche il suono e si riscalda leggermente durante il bacio. Gli amanti lontani a questo punto non hanno che da attivare le labbra tramite l’app e, quando vengono baciate, queste ricambiano il bacio.
MUA ha finora ricevuto recensioni contrastanti: alcuni utenti hanno detto che era intrigante, per altri una soluzione perversa, altri ancora hanno affermato che li faceva sentire a disagio.
Alcuni commenti sul social media cinese Weibo hanno espresso il timore che il dispositivo e la sua applicazione possano essere usati per diffondere contenuti erotici online, manco a dirlo sotto rigido controllo in Cina. L’inventore ha detto di volersi attenere alle norme ma ha ammesso di non poter fare molto per controllare come il dispositivo verrà utilizzato.
L’idea di una tecnologia del “bacio a distanza” non è nuova. Nel 2011 i ricercatori della University of Electro-Communications di Tokyo inventarono una “macchina per la trasmissione di baci”, e anche l’Imagineering Institute in Malesia nel 2016 presentò un gadget simile dal nome non proprio erotico: “Kissenger”.
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