(di Mauretta Capuano)
(ANSA) – ROMA, 27 MAR – Daniel Pennac dice addio, ma non
proprio, a Benjamin e alla tribù dei Malaussene. Dopo sette
libri che hanno venduto oltre cinque milioni di copie nel mondo
si conclude con ‘Capolinea Malaussene’, che arriva in libreria
il 28 marzo per Feltrinelli nella traduzione di Yasmina
Melaouah, un’avventura cominciata quarant’anni fa. E in questo
ultimo capitolo lo scrittore ci regala il personaggio di
Nonnino, “genio del male”.
“Io ho 40 anni in più e nella saga i figli di Malaussene
hanno fatto a loro volta dei figli. Questo volume mette in
scena, come personaggi principali, la seconda generazione” dice
all’ANSA lo scrittore, in Italia per l’uscita del libro che ha
presentato a Libri Come a Roma e con cui sarà il 28 marzo alla
Feltrinelli Piazza Piemonte a Milano. Dal tempo de ‘Il paradiso
degli orchi’, primo volume della saga, scritto nel 1983, uscito
in Italia per Feltrinelli nel 1991, “il mondo è cambiato
moltissimo. Dal punto di vista politico non esiste più il
Partito comunista, non esiste quasi più il Partito socialista e
c’è una forte ascesa dell’estrema destra. Il quartiere di
Belleville è un po’ meno un quartiere operaio, è diventato
piuttosto un quartiere popolato da artisti, ma è rimasto
multiculturale”.
E’ stato difficile questo addio alla saga di Belleville?
“Impiego molti anni a scrivere ogni Malaussene, non ho più
moltissimo tempo davanti a me e ho anche voglia di scrivere
altri libri. E poi la tribù Malaussene nel caso di molti
personaggi esiste davvero, vive intorno a me e quindi in realtà
non la sto lasciando. E’ stato il mio figlioccio, che in questo
momento vive a casa nostra e sta finendo gli studi, a
cominciare a chiamarmi Nonnino per prendermi in giro”.
Ma Nonnino, che educa i suoi ragazzi al male, non ha nulla a
che vedere con lei? “E’ stato un gioco tra questo figlioccio e
me. ‘Adesso ti faccio vedere io. Lo creo davvero il personaggio
di Nonnino e vedrai come sarà cattivo’ gli ho detto per ridere.
Nonnino è lo spirito del male della nostra epoca. E’ un
assassino in un’epoca in cui si uccide tanto. Basta vedere i
criminali che si sono fatti eleggere negli ultimi anni in modo
democratico: in Russia Putin, in Turchia Erdogan, in Brasile
Bolsonaro, negli Stati Uniti Trump. Abbiamo una specie di
violenza verbale liberata, senza ritegno, che si esprime in nome
dei popoli su tutto il pianeta e individualmente i social
network sono diventati una forza di denuncia di chiunque nei
confronti di chiunque. E’ tutto questo insieme di cose che io
chiamo violenza, alla quale si aggiungono le numerosissime
guerre in corso, non soltanto quella in Ucraina, anche in
Etiopia, in Eritrea o in Iran dove un governo di maschi ha
dichiarato la guerra alle donne o in Afganistan. E nel
Mediterraneo dove l’Europa lascia che anneghino gli affamati e
gli assetati” spiega lo scrittore, 78 anni, che è stato
professore in un liceo parigino.
L’unico a non essere cambiato è Benjamin o Ben Malaussene,
direttore delle Edizioni del Taglione, capro espiatorio
professionista. Ben “continua a lavorare in casa editrice e a
essere pagato per prendere le lamentele di tutti gli autori
scontenti. E ce ne sono molti nelle case editrici”.
‘Capolinea Malaussene’ riprende da dove si era fermato ‘Il
caso Malaussene’ con i tre cugini Mara, Nange e Sigma che
rapivano l’uomo d’affari Georges Lapietà per fare
un'”installazione” spettacolare. Peccato che alcuni veri
malviventi decidano a loro volta di rapire Lapietà e qui entra
in gioco la nuova banda e Nonnino. C’è qualche speranza di un
futuro migliore? “Recentemente un amico, mentre prendevamo
l’aperitivo della sera, mi ha dato una lezione politica e
ideologica. Tutto quello che diceva era coerente e vero da un
punto di vista intellettuale. Allora gli ho detto: ‘hai ragione.
In astratto hai ragione’, ma io ti crederò veramente solo quando
avrai risposto alla seguente domanda: ‘quante persone hai fatto
felici oggi?’ Anche una piccolissima felicità. Lui non è stato
in grado di rispondere. Uno dei nostri problemi filosofici e
politici è che siamo tutti capaci di provare un amore
macroscopico nei confronti dell’umanità, ma siamo in troppi a
essere incapaci di provare un amore microscopico nei confronti
delle persone che ci circondano. Credo che i nostri problemi
derivino un po’ da questa sproporzione”.
Di cosa parlerà il suo nuovo libro? “Scriverò un romanzo sul
silenzio. E’ quello di cui abbiamo bisogno oggi. Ho già
cominciato a pensarci”. (ANSA).