Se il conflitto interno alla società alimenta la democrazia d’Israele

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La grande protesta popolare che da dodici settimane sfida la riforma della Giustizia proposta dal premier Benjamin Netanyahu è senza precedenti nei quasi 75 anni di vita dello Stato ebraico: forza politica e aggressività verbale delle manifestazioni ripropongono la dirompente energia che ha distinto i conflitti più aspri durante l’intera parabola ultracentenaria del movimento sionista, concludendosi sempre con un vincitore ed uno sconfitto. A rendere drammatico lo scontro è il fatto che, per gli opposti campi, ha in palio qualcosa che vale ancor più della riforma ovvero l’identità stessa della democrazia israeliana.

Da un lato c’è il premier, sostenuto dalla coalizione più a destra mai arrivata alla guida del governo, che si propone di riformare la Giustizia – ed in primo luogo la Corte Suprema – per “sanare gli eccessi” dovuti ad uno “strapotere dei giudici” e dall’altra c’è il fronte della protesta che imputa proprio a questo progetto la “fine dello Stato di diritto” e la “morte della democrazia” a causa della volontà di “sottomettere il potere giudiziario a quello esecutivo e legislativo” con norme come la possibilità per la Knesset (il Parlamento) di respingere con un voto le sentenze della Corte Suprema.

È in questa caratteristica identitaria, totale, del conflitto politico che si ritrova e riconosce la natura rivoluzionaria all’origine di un movimento come il sionismo che, alla fine dell’Ottocento, si propose di porre fine alla Diaspora bimillenaria per dare vita ad uno Stato ebraico nell’antica terra dei padri. Basti ricordare che, nel 1903, Teodoro Herzl – fondatore del sionismo moderno e leader politico vincitore del primo Congresso sionista nel 1897 – guardava con favore all’offerta britannica di creare il nuovo Stato in Uganda ma venne su questo sfidato e sconfitto dal rivale Chaim Weitzman che lo aveva accusato di tradire il suo stesso progetto originario.

Venti anni dopo, con l’immigrazione ebraica che aveva creato i primi insediamenti nella Palestina sotto mandato britannico, il conflitto si ripropose, ancor più radicale: da un lato c’erano i sionisti “idealisti” arrivati in gran parte dall’ex impero russo in coincidenza con la rivoluzione bolscevica per creare “un nuovo modello di ebreo”, legato alla rinascita della propria terra, e dall’altra c’erano i sionisti accusati di essere “opportunisti” perché arrivavano spinti solo dalla necessità di trovare un rifugio dall’antisemitismo europeo negli anni in cui l’America del presidente Coolidge chiudeva le porte agli immigrati.

David Ben Gurion, primo premier dello Stato di Israele nel 1948. Ebbe come rivale Zeev Jabotinsky

Il conflitto fra “idealisti” e “opportunisti” fu assoluto, totale, fino a quando fra i primi non si impose David Ben Gurion, obbligando gli uni e gli altri a far prevalere la necessità di creare al più presto lo Stato tanto più che l’Europa era in preda al nazifascismo. Ma anche Ben Gurion, primo premier nel 1948, non fu da meno in quanto ad accese rivalità: nel suo caso sul fronte opposto c’era Zeev Jabotinsky, leader dell’Irgun revisionista, che immaginava uno Stato ad economia capitalista – e non socialista come Ben Gurion – nonché esteso su tutto il territorio dell’ex mandato britannico – inclusa l’attuale Giordania – mentre Ben Gurion accettava i compromessi territoriali con gli arabi-palestinesi pur di arrivare in fretta allo Stato.

Lo scontro fra l’Haganà – la forza paramilitare dei sionisti socialisti di Ben Gurion – e l’Irgun di Jabotinsky arrivò fino all’uso del fuoco quando, poco dopo la nascita dello Stato, i primi fecero fuoco sui secondi per impedire lo sbarco delle armi della nave “Altalena”, poco a Nord di Tel Aviv. Quei 16 morti causati dallo scontro armato fra Haganà e Irgun sulla spiaggia di Kfar Vitkin restano ancor oggi una ferita profonda nel movimento sionista, un monito immanente sul rischio a cui si va incontro quando la sfida, identitaria e di potere, per la guida del movimento prende il sopravvento sulla necessità di unirsi per difendersi da chi nel mondo circostante arabo-musulmano, allora come oggi, ancora nega il diritto degli ebrei ad avere uno Stato.

È stata la somma fra la natura rivoluzionaria del sionismo ed il fatto di essere composto da una miriade di correnti ed identità differenti specchio della Diaspora – socialisti, comunisti e revisionisti, laici e osservanti, ashkenaziti e sefarditi, tedeschi e nordafricani, galiziani e yemeniti – a dar vita a questi scontri epocali, che con la nascita dello Stato si sono trasferiti dentro la vita politica.

Il kibbutz Ein Harod, diviso in due negli anni Cinquanta fra sostenitori ed avversari di Josif Stalin

Dalla decisione del kibbutz Ein Harod di dividersi in due negli anni Cinquanta fra sostenitori ed avversari di Josif Stalin all’incontenibile avversione fra i leader laburisti e il Likud di Menachem Begin esaltata dalla guerra in Libano nel 1982, fino al duello politico senza esclusione di colpi – che ha tenuto banco per oltre una generazione – fra due alleati dello stesso partito come Shimon Peres e Yitzhak Rabin. Ed all’omicidio politico proprio di Rabin nel 1995 da parte di Igal Amir, un estremista di destra contrario agli accordi di Oslo siglati due anni prima con i palestinesi di Yasser Arafat.

Netanyahu, erede di Begin e leader del Likud, è riuscito per oltre venti anni a navigare attraverso queste lacerazioni politiche – alleandosi con i partner più diversi – ed alle ultime elezioni ha portato con sé l’estrema destra di Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotrich, sostenitrice di posizioni di forte rottura, dai rapporti con gli arabi alla sfida frontale sulla Giustizia. Ma non è tutto perché dietro la vittoria alle ultime elezioni di questa coalizione si intravede l’emergere di una nuova generazione di israeliani che non si riconosce nella laica Tel Aviv o nei kibbutzim fondati in gran parte da immigrati askenaziti ed europei perché più legata ai valori della tradizione, più di origine sefardita e più presente negli insediamenti della West Bank. Ecco perché la resa dei conti sulla riforma della Giustizia cela anche un conflitto frontale sull’identità dello Stato. Seguendo il metodo rivoluzionario dello scontro continuo, identitario e totale, per sostenere una società democratica come se fosse un ponte sempre in bilico.
 

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Maurizio Barra

Sono nato a Torino, il 19 Febbraio 1968. Ho alle spalle un'educazione direi Umanistica di base, avendo frequentato il Liceo Classico Valsalice e Lingue e Lettere Moderne all'Università. Grande passione per tutto ciò che è una tastiera, dal pianoforte o simili, ai PC, di cui peraltro amo anche il touch. Inoltre, un'altra mia grande passione, è lo sport e mi ha molto coinvolto, siccome ho lavorato molto su di me negli anni, passando attraverso varie fasi, nelle quali sono ingrassato moltissimo e poi sono diventato assai magro, dunque, siccome più volte ho dovuto intervenire su di me, ho voluto approfondire questo discorso ed ho conseguito il Master CFT come Personal Fitness Trainer presso Issa Italia. La voglia e l'interesse ad approfondire tante tematiche e la curiosità olistica, alle volte giocano brutti scherzi, perchè si rischia di iniziare tutto e concretamente di non riuscire a concludere nulla. Bisogna in teoria scegliere cosa fare da grande, il fatto è che io sono già ben cresciuto ed ora mi sento assai coinvolto dall'ambito tecnologico e dunque spero, soprattutto, di essere un intermediario tra i vedenti, diciamo, o comunque tra tutti e proprio chi è non vedente come me, sia per mostrare quante cose si possono fare in autonomia, sia per avvicinare (e qui mi appello a sviluppatori, amanti di softwares etc...) la facilità e l'accesso all'uso completo della tecnologia anche da parte degli stessi non vedenti, che comunque si devono spesso scontrare con grafici, pagine poco accessibili e continui escamotage, per fare cose che, con il famoso click, in teoria si risolvono subito e questo poi non è sempre vero; in sostanza lo scopo o l'idea sono quelli di avvicinare i vedenti, sviluppatori di apps e siti, a renderle più accessibili, metendo dunque a disposizione la mia conoscenza delle Tecnologie Assistive (Assistive Tecnologies) di cui mi ritengo un buon conoscitore. Non parliamo poi delle Apps Mobili ed anche di quel mondo, davvero meraviglioso ed il cui approccio per me è stato direi facile, ma mi rendo conto che non è così per tutti. Quindi, spero, nel tempo, di mettere a disposizione la mia modestissima ed umile e piccola esperienza, mantenendo vivo ogni nuovo possibile fronte di apprendimento e confronto e conoscenza, tutti utili e sempre necessari, non si smette mai di imparare e neanche di confrontarsi. Dunque, spero di avervi con me, sempre più numerosi, lungo questo nuovo cammino! Inoltre, siccome la tecnologia non è soltanto procedure, tutorials su come usare un sistema operativo o su come riparare PC, ma offre anche molti strumenti di consultazione, visione, ascolto, cercherò di condividere con voi le mie impressioni e quindi files, contenuti multimediali o altro, non avranno soltanto attinenza tecnologica, ma qualcosa a che fare con la rete l'avranno. Anzi, sono benvenuticommenti, suggerimenti e proposte. Con il trascorrere del tempo, il sito ha preso la direzione informativa. Pur essendo da solo a gestire tutta questa mole di notizie, prometto di dare sempre il massimo per fornire tutte le notizie il più possibile aggiornate in tempo reale, relative a tantissime categorie: Mondo, Cronaca, Economia, Politica, Tecnologia, Scienza, Medicina, Spettacoli, Cinema, Musica, Cultura, Calcio e sport, Regione Piemonte, tutto, ma proprio tutto, sulla Juventus e molto, molto altro. Grazie a tutti!

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