Le telecamere sono entrate in esclusiva nelle caserme dove gli aspiranti Cacciatori intraprendono questo percorso per il conseguimento della specializzazione. Quattro settimane nella caserma del Tuscania a Livorno, sotto la guida di istruttori esperti per acquisire la padronanza di alcune materie e di particolari tecniche militari, e, al termine di questo primo ciclo addestrativo, solo i partecipanti selezionati raggiungono la Calabria e Vibo Valentia, alla base operativa situata all’interno dell’eliporto “Luigi Razza”. Qui, agli istruttori del Tuscania, si aggiungono alcuni capisquadra Cacciatori di Calabria, e prende il via la seconda fase dell’addestramento: altre tre settimane dopo le quali è previsto il test finale per fregiarsi della qualifica di Basco Rosso.
“Non è un’esaltazione del Rambo italiano, come fanno certe serie americane, qui c’è l’aspetto di crescita e umanità – ha detto il direttore Approfondimento, Antonio Di Bella -. Mi ha colpito l’attenzione per lo sviluppo professionale e umano da parte degli istruttori, si vede un pezzo di Italia che normalmente è nascosto. Si vede il percorso umano di tanti giovani che si mettono in gioco sul campo, non davanti a una consolle televisiva. In questa serie c’è tanto che va al di là degli stereotipi”. “Quello che mi ha colpito è che emergono i valori veri che devono guidare questi colleghi specializzati – ha sottolineato il generale Ubaldo Del Monaco -. Si riesce a superare questo corso se si è intimamente convinti di quello che si fa, perché sono prove estenuanti e difficili”. “Il personale da noi addestrato giunge da una buona base militare – ha aggiunto il colonnello Emanuele Barbieri -, però non è abituato ad abbinare l’approccio militare a quello delle forze di polizia. Cerchiamo di grattare via questa ruggine. Molti arrivano con la consapevolezza dei propri limiti, che possono però essere superati con il corso”.