Comincia per l’ex capo dello stato conservatore un difficile percorso durante il quale cercherà di imporsi come leader dell’opposizione al governo di Lula, ma allo stesso tempo dovrà difendersi da varie inchieste giudiziarie riguardanti fra l’altro l’assalto di suoi sostenitori agli edifici del potere a Brasilia dell’8 gennaio e la proprietà di gioielli ricevuti in dono dalla monarchia saudita.
Bolsonaro ha tenuto un breve discorso nella sede del suo Partito liberale (Pl) a Brasilia, elogiando il ruolo di Valdemar da Costa Neto, presidente della formazione politica. In particolare rivolgendosi a lui, riferisce il portale di notizie brasiliano Uol, Bolsonaro ha sottolineato che lui è “il nostro capo, e voglio sottolineare che ha un’enorme responsabilità”. Subito dopo l’ex capo dello Stato ha avuto parole di apprezzamento per gli Stati Uniti, Paese dove ha risieduto dalla fine di dicembre.
Quella Nazione, ha spiegato, “assomiglia allo Stato dei miei sogni. Là c’è già tutto quello che vogliamo realizzare anche qui: libertà di espressione, proprietà privata, l’atteggiamento nei confronti della criminalità, il legittimo diritto alla difesa”. Poi si è chiesto: “Quali sono le cose più importanti? La libertà di lavorare e di esprimersi. Non uno Stato che si gonfia per cercare di crescere”. Al suo arrivo stamani qualche centinaio di sostenitori di Bolsonaro si sono recati all’aeroporto di Brasilia per riceverlo ed acclamarlo, ma l’ex presidente non è passato dall’uscita principale. La polizia federale infatti lo ha portato fuori dallo scalo da un passaggio secondario, per poi scortarlo via terra verso la sede del partito. Due militanti, che pure hanno voluto mantenere l’anonimato, si sono rammaricati della questione con i media: “Siamo arrivati qui alle 4:00 del mattino. Perché non ha voluto parlare con la gente? Eravamo sicuri che lo avrebbe fatto, e invece no”.
Il ritorno di Bolsonaro è giunto mentre l’attuale presidente Luiz Inacio Lula da Silva si trova attualmente a riposo nella residenza ufficiale e non nel palazzo di governo, a causa di una polmonite.