I monaci si rifiutano di lasciare il complesso. Ore dopo la scadenza del termine per liberare il monastero, scaduto mercoledì a mezzanotte, i membri della COU hanno impedito l’ingresso a un rappresentante del governo venuto a ispezionare gli edifici del vasto complesso monastico.
I corrispondenti di Reuters riferiscono che rappresentanti della COU hanno cercato di impedire ai giornalisti di filmare all’interno del monastero. Un reporter della Reuters è stato spintonato da un uomo non identificato.
Il segretario del Consiglio di difesa e sicurezza nazionale ucraino, Oleksiy Danilov, promette che non sarà usata la forza per sgomberare i monaci dello storico monastero di Kiev della Pecherska Lavra in esecuzione del provvedimento preso in seguito al sospetto di infiltrazioni tra i religiosi della Chiesa ortodossa che fino allo scorso maggio faceva capo al Patriarcato di Mosca. Ma Danilov ha ribadito che il sito, un complesso edificato nell’undicesimo secolo, culla della religione ortodossa, deve essere consegnato al governo.
“Se qualcuno pensa di essere al di sopra delle leggi del nostro Paese, commette un errore. La legge deve essere rispettata da tutti”, ha aggiunto. I monaci hanno fatto ricorso contro il provvedimento di sgombero e, come ha spiegato il Metropolita Pavlo nei giorni scorsi, non lasceranno il monastero – di proprietà dello Stato – fino a che il procedimento legale non avrà avuto un esito.
Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha detto che Mosca “condanna risolutamente la pressione delle autorità di Kiev” sui monaci. “Nessuno rimarrà indifferente al loro destino”, ha aggiunto.
La disputa sul Monastero delle Grotte di Kyiv, il sito ortodosso più venerato dell’Ucraina, fa parte di un più ampio conflitto religioso che si svolge parallelamente alla guerra.
I monaci che utilizzano la proprietà appartengono alla Chiesa Ortodossa Ucraina del patriarcato di Mosca, ma il sito appartiene allo Stato ucraino e all’inizio del mese l’agenzia che supervisiona la proprietà ha notificato alla COU che, a partire dal 29 marzo, avrebbe chiuso il contratto di locazione.
Il governo sostiene che i monaci hanno violato il contratto apportando modifiche al sito storico e altre infrazioni tecniche. I monaci contestano queste accuse definendole un pretesto.
La COU è la seconda chiesa dell’Ucraina, anche se la maggior parte dei fedeli ortodossi ucraini si riconosce nella Chiesa Ortodossa dell’Ucraina (COdU), formatasi quattro anni fa dall’unione dei rami indipendenti dall’autorità di Mosca. Molte comunità ortodosse in Ucraina hanno tagliato i loro legami con l’UOC.
La COU respinge anche le accuse di essersi allineata alle posizioni del patriarca Kirill sulla guerra, di essere fedele all’Ucraina e di aver denunciato l’invasione russa fin dall’inizio.
Secondo le agenzie di sicurezza ucraine invece alcuni membri della COU hanno mantenuto stretti legami con Mosca e per avvalorare queste accuse hanno pubblicato foto del sequestro di rubli, passaporti russi e volantini con messaggi del patriarca di Mosca come prova della fedeltà di alcuni funzionari della chiesa alla Russia.
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