E come dice sempre: “Avanti”, caparbio e diretto, ha trasformato la sua sofferenza di alcuni giorni in un’occasione per amare, per essere vicino al prossimo, proprio nei luoghi e con le persone di questi giorni: l’ospedale, i medici e gli infermieri, i malati e famiglie lacerate dal dolore. Il primo gesto è stato l’incontro con una coppia di genitori migranti: dopo aver ascoltato la mamma, Francesco ha battezzato il loro piccolo appena nato, Miguel Angel; l’incontro è stato anche con una coppia di coniugi che in questa settimana avevano perso la propria figlia, Angelica, di appena cinque anni, per una malattia incurabile, con gesti spontanei del nonno, di un padre, il Papa che si fa carico del dolore di quanti non hanno più le forze. Non ultimo si è preso cura anche di noi giornalisti per aver raccontato in questi giorni bene la cronaca, in maniera chiara e corretta.
Papa Francesco al Gemelli
In tempo di Quaresima i gesti compiuti da Papa Francesco in questi giorni in ospedale ci ricordano il passaggio del Vangelo in cui Maria si reca, umile, piena di dolori, ma di carità fraterna, a casa della cugina Elisabetta. Come a ricordare che la redenzione procede giorno per giorno, attraverso le occasioni che pone la vita quotidiana, le contrarietà della vita.
Dove non è consentito amare con tenerezza. È la sofferenza vincente dell’Amore e della Pasqua che verrà, che si manifesta nella bontà dei gesti e delle attenzioni che il Papa ha voluto “spostare” da sé stesso al prossimo. Dimenticarsi di sé stessi amplia lo sguardo, perché non sarà la caducità del corpo a porre un freno all’eternità a cui siamo chiamati. Tutto passa, ma l’amore resta.
Senza lamentarsi offre tutto, le avversità e l’imprevisto, con prontezza e serenità, per vedere un volto…Vultuum Tuum, Domine, requiram.
È il volto di Dio nell’altro. Papa Francesco, dopo aver lasciato il Policlinico,, si è diretto alla Basilica di Santa Maria Maggiore e si è fermato davanti all’icona di Maria, Salus Populi Romani, affidandole nella preghiera i bambini incontrati ieri nel reparto di Oncologia Pediatrica e Neurochirurgia Infantile dell’Ospedale, tutti gli infermi e coloro che soffrono per la malattia e la perdita dei loro cari.
Commuoversi davanti al dolore dell’altro ci ricorda che a volte siamo incapaci di soffrire, ci spaventa la capacità che abbiamo, ma che non sfruttiamo, di darci all’altro senza riserva, con gli occhi appannati di chi è incapace di fuggire dall’imborghesimento, per compiere tante volte quelle piccole cose che ci costano…sorridere, dare una parola di conforto, ascoltare, essere vicini, non perdendo l’occasione di fare del bene anche a chi, spesso, ci fa del male.
Il Papa alla Basilica di Santa Maria Maggiore
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