Nell’udienza Papa Francesco ha incentrato la sua meditazione sul tema: “Il Crocifisso, sorgente di speranza” e ha parlato di “sconforto” e “frustrazione”, mettendo in rilievo i motivi di delusione del mondo contemporaneo. Il momento tragico della Croce ci fa chiedere ancora oggi perché tanto male nel mondo, tante guerre e tanta ingiustizia. “Il Maestro – ha detto il Pontefice – è stato crocifisso, ucciso nel modo più crudele e umiliante, appeso a un patibolo infame fuori dalla città: un fallimento pubblico, il peggior finale possibile. Ora, quello sconforto che opprimeva i discepoli non è del tutto estraneo a noi oggi. Anche in noi si addensano pensieri cupi e sentimenti di frustrazione: perché tanta indifferenza verso Dio? Perché tanto male nel mondo? Perché siamo così attaccati alla guerra e al farsi male tra noi?”, ha aggiunto Francesco parlando a braccio, aggiungendo poi: “Perché le disuguaglianze continuano a crescere e la sospirata pace non arriva? E nei cuori di ognuno, quante attese svanite, quante delusioni!”.
Il Papa ha invitato in questa settimana santa a guardare al crocifisso per ritrovare la speranza. “Gesù è solo: tradito, consegnato e rinnegato dai suoi, dai suoi amici, dai suoi discepoli, condannato dal potere religioso e civile, scomunicato, prova persino l’abbandono di Dio”. Ma “così converte il male in bene, così trasforma il dolore in amore. Allora il punto non è essere feriti poco o tanto dalla vita, ma cosa fare di queste ferite. Posso lasciarle infettare nel rancore e nella tristezza oppure posso unirle a quelle di Gesù, perché anche le mie piaghe diventino luminose”. E ha ricordato quel che vivono molti giovani. “Pensate a quanti giovani che non tollerano le proprie ferite e cercano nel suicidio una via di salvezza, oggi, nelle nostre città, tanti giovani che non vedono uscita, non hanno speranza e preferiscono andare oltre, con la droga” e “tu, quale è la tua droga per coprire le ferite?”. Chiediamo allora a Dio “il dono della speranza, di cui il mondo ha tanto bisogno”. “In questi giorni santi avviciniamoci al Crocifisso. Mettiamoci davanti a Lui, spogliato, per fare verità su noi stessi, togliendo qualcosa di superfluo. Lasciamo che Gesù rigeneri in noi la speranza”, ha esortato Francesco.
“Oggi guardiamo l’albero della croce perché germogli in noi la speranza: per essere guariti dalla tristezza di cui siamo malati, dall’amarezza con cui inquiniamo la Chiesa e il mondo”, ha detto il Papa. “Quando potevo andare per le strade nell’altra diocesi, mi piaceva guardare la gente. Quanta gente triste che parlava da sola, che guardava il telefonino .. gente senza pace e speranza. Ci vuole speranza per guarire dalla tristezza”, ha suggerito.
“La speranza di Dio germoglia così, nasce e rinasce nei buchi neri delle nostre attese deluse; ed essa, invece, non delude mai. Pensiamo proprio alla croce: dal più terribile strumento di tortura Dio ha ricavato il segno più grande dell’amore. Quel legno di morte, diventato albero di vita, ci ricorda che gli inizi di Dio cominciano spesso dalle nostre fini: così Egli ama operare meraviglie”. Infine, insieme alla preghiera per la “martoriata Ucraina” il ricordo delle “vittime innocenti delle guerre affinché Cristo conceda a tutti la pace e la consolazione”.
“In questa santa settimana della Passione di Cristo, ricordo in modo particolare tutte le vittime dei crimini di guerra. Invito a pregare per loro; eleviamo una supplica a Dio affinché i cuori di tutti si convertano e guardando la Madonna davanti alla Croce il mio pensiero va alle mamme dei soldati ucraini e russi caduti nella guerra. Sono mamme, mamme di figli morti. Preghiamo per queste mamme”.
Domani il Pontefice per la liturgia in Coena Domini del giovedì santo si recherà nel carcere minorile di Casal del Marmo dove laverà i piedi a 12 ragazzi. Dopo dieci anni, Bergoglio torna nell’istituto per i minori nella periferia di Roma, per essere “solidale fino al punto estremo”.
Una scelta che “ha il sapore della prossimità per sensibilizzare la società, le Istituzioni e la politica con l’intento di orientare le coscienze verso risposte concrete di alleanze educative, perché, spesso, i giovani hanno a disposizione modelli sbagliati” ha detto don Raffaele Grimaldi dell’Ispettorato dei Cappellani delle carceri d’Italia.
Udienza Generale di Papa Francesco
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