Un test di paternità per un bimbo di tre mesi fatto per proteggere sia il piccolo sia la relazione da cui è nato. Questa è la scelta di Rachele Silvestri, deputata FdI, eletta nel 2019 nel Movimento 5 stelle e poi passata, un anno dopo, al gruppo Misto e poi a Fratelli d’Italia.
La Silvestri, eletta alle scorse elezioni in Abruzzo per la Camera, ha partorito da poco, e nell’ultimo periodo si erano susseguite voci che insinuavano che il padre del bambino non fosse il compagno della deputata, ma un esponente di spicco di FdI. Settimane di rumors alimentati a dismisura, fino a quando “una sofferenza enorme, ormai non più sopportabile” ha spinto la deputata di FdI a raccontare in una lettera pubblicata sul “Corriere della Sera” di essere stata costretta a fare il test del Dna per “tutelare mio figlio e il mio compagno, che chiaramente è il padre di nostro figlio”.
“Sono stata costretta a fare il test di paternità per mio figlio di soli tre mesi. E il padre è proprio Fabio, il mio compagno. Naturalmente, non avevo dubbi. Perché, quindi, l’ho fatto?. E, soprattutto, perché chiedo che venga riportata la notizia sui giornali? Se la fantasia (o la curiosità) vi sta portando chissà dove, leggete, e poi, mi auguro, vi indignerete insieme a me. Perché, delle volte, la becera realtà arriva a superare anche la più fervida fantasia.
Nel 2019 sono uscita dal Movimento e, dopo un periodo nel gruppo Misto, ho aderito a Fratelli d’Italia. È stata una scelta di cuore e di ragione, perché col partito di Giorgia Meloni condividevo da tempo le idee e il coraggio. Circa un mese fa, una persona amica mi racconta che gira la voce che il mio bambino non sarebbe figlio del mio compagno, ma di un politico molto influente di Fratelli d’Italia, a sua volta sposato. Mio figlio sarebbe, quindi, nato da una relazione clandestina, grazie alla quale io avrei anche ottenuto la mia candidatura.
Riuscite soltanto a immaginare come mi sono sentita? Non bisogna essere una donna per capire lo schifo, la violenza, l’umiliazione. Mi chiedo: ma in quanti modi il corpo di una donna può essere violato, calpestato, abusato? Quante volte il dono della procreazione può essere strumentalizzato e degradato? In nome di cosa è giustificabile la violenza su un bambino appena nato? Non so chi sia stato. Molti, però, hanno scelto di condividere una evidente calunnia, di telefono in telefono, di chat in chat, rendendosi complici di questo schifo. E anche chi sa ma ha deciso di non parlare lo è. Ho scelto di rendere pubblica questa storia per tutelare mio figlio e Fabio, legittimo papà e mio amato compagno. Il mio augurio è che nessuno sia indulgente con l’autore della calunnia e con chi contribuisce a diffonderla”.
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