Alla processione, però, c’era anche il comandante della locale stazione dei carabinieri, il luogotenente Mauro Scappaticci che ha allertato le pattuglie in servizio e ha ha fatto acquisire le immagini delle telecamere di sicurezza per individuare i giovani. I militari procedono contro ignoti per il reato di blasfemia, previsto dall’articolo 724 del Codice Penale che punisce “chiunque pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la Divinità” punendolo con la sanzione amministrativa pecuniaria da 51 a 309 euro. Allo stato l’attenzione di chi indaga si è concentrata su una persona sospettata di far parte del gruppo. Esaminando i filmati, i militari hanno individuato una delle persone che potrebbe avere fatto parte del gruppo ma molto difficilmente sarà possibile associarlo ai fatti oggetto d’indagine: era nella zona dell’ex ospedale al momento dei fatti, si è allontanato subito dopo ma non c’è un video che lo riprenda mentre commette il reato e le telecamere, oltre alle immagini, non registrano anche l’audio.
L’episodio è stato stigmatizzato dal sindaco Anselmo Rotondo: “Condanno fermamente chiunque sia stato a disturbare la processione, a prescindere se lo abbia fatto per odio verso la religione o, come invece penso, per manifestazione della sua più totale ed assoluta ignoranza. Pontecorvo è una città che per anni ha avuto la sede vescovile e tantissimo ha dato alla Chiesa. Non volgiamo essere minimamente associati a questo gesto così incivile”. Pontecorvo ha dato i natali a due cardinali: Gaetano Aloisi Masella che a metà dell’Ottocento ebbe vari incarichi diplomatici a Napoli, in Baviera, in Francia e fu consultore per gli affari diplomatici in Curia presso la Segreteria di Stato. E Benedetto Aloisi Masella, nipote di Gaetano, che a metà del Novecento fu nunzio apostolico in Cile, Mauritania, Brasile e poi fu Camerlengo. La storia della cittadina parla da sola e nessun commento alla spiacevole vicenda è arrivata dalla diocesi di Cassino-Sora.