In sintesi, la storia inizia con l’espulsione dal Parlamento del Tennessee di Justin Jones e Justin J. Pearson, due deputati democratici.
I due, entrambi giovani e afroamericani, avevano partecipato a una protesta per la strage in una scuola elementare di Nashville il 27 marzo. E avevano interrotto una sessione legislativa per chiedere nuove leggi sul controllo delle armi da fuoco. Nel Parlamento del Tennessee i repubblicani hanno un’amplissima maggioranza, più di tre quarti della Camera: di qui il voto sull’espulsione, che sulla stampa americana ha avuto grande eco – anche perché è la prima volta che un partito, da solo, espelle membri del partito avversario.
Nel frattempo il Tennessee ha approvato nuove leggi: non per limitare la circolazione delle armi da fuoco ma per aumentare le misure di sicurezza armata attorno alle scuole.
Poi lunedì Justin Jones è stato riammesso alla Camera dello Stato: il consiglio cittadino di Nashville lo ha eletto all’unanimità deputato ad interim per colmare il seggio lasciato vacante dalla sua stessa espulsione.
Poche ore dopo, Jones è all’aeroporto di Nashville in attesa di un aereo per New York. Accanto a lui, in coda per lo stesso volo, c’è Joan Baez: leggendaria cantante folk e da sempre alfiera dei diritti civili e delle lotte sociali. I due si presentano, si stringono la mano, si abbracciano.
E poi cantano insieme, improvvisano “We shall overcome“, “Noi vinceremo”, forse la canzone più nota delle proteste pacifiste e libertarie degli anni ‘70, quasi un inno per il movimento per i diritti civili negli Stati Uniti. E mentre cantano si tengono per mano, il giovane nero e l’anziana bianca, uniti da una speranza che corre lungo le generazioni.
Di origini oscure e legate al gospel, la canzone è legata all’opera di un altro cantante folk, Pete Seeger, ma almeno dal 1963 è nel repertorio di Joan Baez che la incise, la cantò nel corso di innumerevoli occasioni, marce e altre iniziative politiche. Tuttora la canta nei concerti – e quando ce n’è motivo anche negli aeroporti. Del resto il testo dice: “We are not alone”, “Non siamo da soli”.
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