“Il corrispondente del Wall Street Journal E. Gershkovich – si legge in un comunicato dell’ambasciata russa diffuso anche via social – è stato colto in fragrante mentre cercava di ottenere informazioni segrete su una delle imprese del complesso militare-industriale russo. Tali attività non hanno nulla a che fare con il giornalismo, e l’arresto stesso per sospetto spionaggio a favore di uno Stato straniero è stato effettuato in piena conformità con i requisiti di legge e le norme della legislazione russa. Come è consuetudine in ogni Paese dove regna lo stato di diritto, tra cui indubbiamente l’Italia, spetta al tribunale accertare la verità e le responsabilità dei reati commessi”.
“In questo contesto – sottolinea l’ambasciata – lasciano perplessi le richieste” dei sei direttori “di intervenire nelle procedure di giustizia. Nella loro lettera, i vertici dei più importanti quotidiani italiani infatti tentano di indurre le autorità russe a trasgredire la loro stessa legislazione.
Riteniamo che è chiaro per tutti che tale approccio è assurdo e inopportuno”.
Nel comunicato l’ambasciata lamenta inoltre che la stessa attenzione non sia stata data “ad altre recenti violazioni clamorose dei diritti di giornalisti e media”, citando “la disumana persecuzione” verso Julian Assange e altre “repressioni contro i media russi in Occidente”. “Né – prosegue polemicamente la nota – abbiamo notato una reazione dei media italiani ai brutali omicidi dei giornalisti russi Daria Dugina, Oleg Klokov e Vladlen Tatarsky“.
La lettera appello a favore di Evan Gershkovich è stata firmata dai direttori Maurizio Molinari (La Repubblica), Luciano Fontana (Corriere della Sera), Claudio Cerasa (Il Foglio), Massimo Giannini (La Stampa), Massimo Martinelli (Il Messaggero), Agnese Pini (Qn Quotidiano nazionale, Il Giorno, La Nazione e il Resto del Carlino), e rilanciata lunedì dai siti degli stessi quotidiani.