‘Siamo fermamente contrari e continueremo a batterci affinché le politiche migratorie siano in linea con i diritti internazionali’. Meloni: ‘L’obiettivo è eliminare la protezione speciale’ (ANSA)
Per contro nella Lega si vuole valutare l’andamento dei lavori in commissione visto che le opposizioni annunciano le barricate perché, come dice la segretaria del Pd Elly Schlein, “è una vergogna abolire la protezione speciale”. Se la partita vera, con ogni probabilità, si giocherà in Aula, dovrebbe poi essere ripresentato solo l’emendamento che recepisce l’intesa. Che stringe, ma non cancella la protezione speciale, anche se ferma la possibilità di trasformarlo in permesso di lavoro. Lo stesso vale per i permessi di soggiorno per calamità e cure mediche, che sono anche ridimensionati. E aggiunge, però, un nuovo caso di protezione, per evitare i rientri in patria per i matrimoni combinati e i fenomeni delle “spose-bambine”. Una scelta “di buon senso”, spiegano dalle file di Fdi, che rivendica comunque la scelta di limitare il ricorso alla protezione speciale, diventata nel tempo di fatto la principale via per ottenere un permesso (circa 10mila lo scorso anno, contro i circa 6mila rifugiati e gli altrettanti che hanno ottenuto la protezione sussidiaria”. Cancellarla e rimettersi in linea con gli altri Paesi Ue, è la linea, rimane l’obiettivo. Per gradi, anche per evitare di entrare in rotta di collisione con il Colle, particolarmente attento agli interventi sulla gestione dell’immigrazione. Ovviamente il Quirinale segue con attenzione il laborioso iter del provvedimento e la portata delle restrizioni annunciate. Pare improbabile però un intervento diretto del presidente che dell’autonomia del Parlamento è rispettosissimo. Anche perché, e ciò è già stato valutato, non emergono al momento profili di incostituzionalità ne ci sono Trattati internazionali che lo vietano. Gli uffici del Colle analizzeranno quindi con grande attenzione il testo finale, anche alla luce dei “consigli” che il presidente Mattarella ha già dato al governo nei giorni scorsi. Ma pare difficile che, si osserva al Quirinale, il capo dello Stato si farà trascinare sul terreno dello scontro istituzionale su una materia la cui rilevanza costituzionale, appunto, è dubbia. Insomma pare evidente che il presidente voglia essere fedele ai suoi compiti istituzionali di controllo e garanzia, che certo non lo prevedono alla guida dell’opposizione, con il pieno rispetto degli altri organi dello Stato. E tra questi il Parlamento, la cui composizione è frutto di libere elezione, rimane sovrano.