In 14 mesi di indagine la Procura europea avrebbe accertato la gestione irregolare di fondi di spesa pubblici dell’Unione, stanziati per diversi progetti scolastici.
In 14 mesi di indagine la Procura europea avrebbe accertato la gestione irregolare di fondi di spesa pubblici dell’Unione, stanziati per diversi progetti scolastici.
L’inchiesta che oggi ha portato all’arresto della dirigente nasce dalla denuncia ai carabinieri di una ex insegnante dell’istituto che ha raccontato agli inquirenti di una “gestione dispotica della cosa pubblica da parte dell’indagata”, scrive nell’ordinanza il giudice che ha disposto i domiciliari per la donna, gestione che era impossibile contrastare salvo correre il rischio di ritorsioni.
L’insegnante ha descritto la dirigente come “avvezza alla violazione delle regole”: da quelle sull’emergenza sanitaria a quelle dei finanziamenti europei. I progetti scolastici, tutti approvati all’unanimità, secondo la donna che si è rivolta ai militari dell’Arma, non venivano attuati in modo diligente e tra le docenti era frequente la prassi di raccogliere ex post, e non durante lo svolgimento delle attività, le firme dei ragazzi coinvolti. Questo perché ai progetti affidati alla scuola Falcone in realtà gli alunni non partecipavano o partecipavano in numero ridotto e dipendendo dal numero degli studenti partecipanti l’ammontare dei fondi ricevuti, si rischiava di perdere il denaro.
Carabinieri
La docente ha anche rivelato che spesso le fatture per gli acquisti, ad esempio per la palestra, venivano gonfiate e che solo una parte dei soldi veniva spesa per strumenti didattici, mentre il resto del denaro veniva investito in abbigliamento e scarpe per la dirigenza della scuola. Le dichiarazioni dell’ex maestra, confermate ai Carabinieri da altri insegnanti, hanno fatto partire le intercettazioni.
Nell’agosto del 2022 per l’ennesima volta furono rubati computer dall’aula magna della scuola Falcone di Palermo. Un episodio denunciato sui media dalla stessa preside Lo Verde, oggi arrestata per insieme al vicepreside Agosta. Raccontano le carte dell’inchiesta che i due, non sapendo di essere intercettati, avevano mostrato la loro soddisfazione per come il fatto aveva portato contributi alla scuola, come riporta l’Ansa: “Per un cornuto un cornuto e mezzo – diceva Agosto alla donna – ci stanno arrivando soldi da tutte le parti!”. E la preside rivendicava il merito di aver reso pubblica la notizia “proprio al fine di cavalcare l’onda”, pubblicizzare ancora di più il suo personaggio di preside integerrima in prima linea ed ottenere attestazioni di stima, solidarietà, ma soprattutto soldi e aiuti economici dalle istituzioni”, commenta il Giudice per le indagini preliminari.
“Grazie tu devi dire .. perchè non l’aveva saputo nessuno ….tu lo devi dire che .. che sono io quella speciale!”, diceva a proposito della diffusione della notizia, secondo quanto riportato dall’Ansa. Il sindaco di Palermo, attraverso la Fondazione Sicilia, dopo i fatti aveva infatti assegnato all’istituto un contributo di circa tremila euro per riacquistare le attrezzature rubate.
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