E’ l’ultima impresa compiuta questa mattina da diversi attivisti climatici di Extinction Rebellion, Fridays For Future e GreenTO insieme a rappresentanti della società civile, in occasione della Giornata mondiale della Terra.
Il riferimento è al nuovo disegno di legge proposto qualche settimana fa dal Ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, che prevede multe da 20 mila a 60 mila euro, più le sanzioni penali, per quanti distruggano, disperdano, deteriorino o rendano “in tutto o in parte inservibili o non fruibili beni culturali”.
Il gesto segue la notizia di un attivista 21enne di Scientists Rebellion e Fridays for Future che, dopo aver compiuto questa stessa azione a Vercelli, domenica 16 aprile è stato prelevato dalla sua abitazione dalla polizia, portato in Questura e denunciato rischiando la reclusione da due a cinque anni e la multa da 2.500 a 15 mila euro. Per questa ragione, Extinction Rebellion, Fridays for Future, Legambiente ed alcuni esponenti di Sinistra Ecologista – tra cui le consigliere comunali di Torino Sara Diena e Alice Ravinale -, hanno deciso di compiere questa azione di disobbedienza civile in segno di solidarietà, in una giornata simbolica.
Torino, il 22 aprile 2023, alcuni attivisti hanno bendato la statua del Duca d’Aosta
“Quello che stiamo osservando in tutta Italia nei confronti degli attivisti per il clima, è un uso improprio del codice penale, che oggi questo Governo vuole inasprire”, dichiara Sara Diena, consigliera comunale di Sinistra Ecologista. “Reati pensati per colpire la criminalità organizzata o chi distrugge opere d’arte e il paesaggio, sono strumentalmente rivolti contro attivisti che pongono in essere azioni non violente e sempre reversibili per portare l’attenzione sulla gravità della crisi ecoclimatica”.
L’inasprimento della repressione nei confronti degli attivisti climatici è una tendenza in atto in tutta Europa e sotto la lente dell’Onu. Il 13 aprile, l’inviato speciale per i difensori dell’ambiente, Michel Forst, nel corso di un convegno organizzato a Torino da Amnesty International ha dichiarato al giornale La Via Libera: “La repressione sta diventando la risposta più facile al dissenso” e ha continuato “bisogna comprendere le cause per cui si decide di andare contro la legge”.
“Alle volte, i giudici si concentrano sull’azione in sé e non sulle ragioni profonde che la muovono. In Francia, ad esempio, esiste quella che si chiama ‘clausola di necessità’, che viene utilizzata nel caso in cui si infrange la legge per un bene superiore”. In un mondo sempre più esposto agli effetti della crisi climatica, chi governa può scegliere se dare risposte politiche adeguate o se reprimere chi porta una voce di allarme e dissenso.
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