Le forze armate in Sudan oggi hanno accettato una tregua di 3 giorni a partire da stasera per permettere ai cittadini di celebrare l’Eid El Fitr, che segnala la fine del Ramadan, e facilitare i servizi umanitari. L’annuncio arriva dopo ore che le forze paramilitari di supporto rapido (RSF) avevano avanzato la proposta di un cessate il fuoco per 72 ore.
In serata, testimoni in diverse zone della capitale Khartum hanno dichiarato di non sentire più il rumore delle esplosioni.
L’annuncio delle forze armate arriva sulla loro pagina Facebook. “I militari si aspettano che i ribelli rispettino tutti i requisiti della tregua e che interrompano qualsiasi movimento militare che la comprometta”, si legge sul social. La Rsf, che aveva annunciato una tregua in mattinata, non ha commentato l’annuncio dell’esercito.
Il segretario di Stato americano, Antony Blinken, plaude ai tre giorni di tregua in Sudan. In una nota Blinken esorta le parti a sfruttare la pausa per avviare le trattative per raggiungere un cessate il fuoco sostenibile che prevenga ulteriori danni al Sudan. “La comunità internazionale resta pronta a sostenere un processo che metta fine” agli scontri e avvii un governo civile, mette in evidenza Blinken.
Nuovi ospedali sono stati pesantemente danneggiati a Khartum e quattro strutture sono state colpite ad al-Obeid, 350 km a sud della capitale, ha dichiarato in giornata il sindacato dei medici: “Il 70% degli ospedali nella zona dei combattimenti è fuori uso”. Per assistere i civili, il Comitato internazionale della Croce Rossa ha chiesto “un accesso umanitario immediato e senza ostacoli”.
Un cittadino americano, un operatore umanitario dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), è morto oggi dopo che la vettura su cui stava viaggiando con la famiglia a sud di El Obeid, capoluogo del Kordofan settentrionale, è rimasto coinvolto nel fuoco incrociato delle due parti in guerra in Sudan. E’ quanto ha reso noto l’Oim in una nota.
Con l’intensificarsi degli scontri tra l’esercito sudanese e i paramilitari delle Forze di sostegno rapido, oggi si sono registrati esplosioni e colpi d’arma anche a ovest e a sud della capitale sudanese Khartoum, ha riportato Bbc sottolineando come l’esercito abbia fatto sapere di aver dispiegato migliaia di soldati, mentre da Khartoum il corrispondente di Al-Jazeera, Haitham Uweit, riferisce di battaglie in molte aree della capitale, in particolare a est del Nilo Azzurro.
Ci sono stati “molti scontri pesanti”, ha detto alla Bbc Kholood Khair, analista che vive a Khartoum, secondo la quale “è possibile che alcuni paramilitari siano stati inseguiti dalle forze armate sudanesi nel quartiere dalla strada principale che avevano occupato”. Khair prevede che “questi sconti diventino sempre più frequenti” e parla di collaborazione tra gli abitanti della città per fare scorte, ma anche di corse per assicurarsi provviste e di situazione “disperata” per molti altri, sia a Khartoum che altrove.
Le vittime degli scontri cominciati lo scorso 15 aprile in Sudan sono oltre 600, e 3.500 i feriti: è quanto ha fatto sapere oggi il ministero della Sanità sudanese a Khartum, citato dalla stampa internazionale, correggendo al rialzo i precedenti bilanci internazionali. Fra i morti ci sono 4 operatori umanitari Onu e un cittadino americano, secondo quanto riferiscono l’Onu e gli Stati Uniti. Secondo l’Unicef, fra le vittime ci sono anche una decina di bambini (molti di più i feriti).
Gli Stati Uniti vogliono essere “pronti” all’evacuazione del loro personale diplomatico “in caso di necessità”, ha riferito il portavoce del Consiglio per la Sicurezza nazionale, John Kirby, confermando che il Pentagono sta posizionando truppe nella regione per fare fronte a ogni evenienza. La situazione in Sudan e a Khartum, ha detto Kirby, rimane “molto tesa” e i combattimenti “continuano”. Kirby ha anche invitato i cittadini Usa presenti nel Paese a “mettersi al sicuro”.
Mentre i cittadini americani in Sudan non devono attendersi un’evacuazione dal paese, coordinata dal governo americano, ha detto il vice portavoce del dipartimento di Stato Vedant Patel, sottolineando che data la chiusura dell’aeroporto di Khartoum e l’incerta situazione di sicurezza nel paese i cittadini americani devono fare i loro piani per essere al sicuro.
L’Unione europea sta pianificando l’evacuazione dei suoi cittadini dalla capitale sudanese Khartoum appena la situazione della sicurezza lo consentirà. “Stiamo provando a coordinare un’operazione per evacuare inostri civili dalla città, la cui situazione è ora ad alto rischio. Stiamo lavorando a differenti opzioni per evacuare le persone”, ha detto un funzionario dell’Ue.
L’Europa ha intensificato i contatti per ottenere un cessate il fuoco in Sudan di 3 giorni e per poter evacuare via terra i suoi circa 1.500 cittadini coinvolti nei combattimenti a Khartoum, ha annunciato un funzionario europeo. “L’evacuazione non può essere effettuata attraverso l’aeroporto, che è chiuso, ma via terra e abbiamo bisogno di un cessate il fuoco di tre giorni per portare a termine un’operazione del genere”, ha dichiarato alla France Presse. “Al momento non ci sono le condizioni di sicurezza per prendere in considerazione un’operazione del genere, ma saremo pronti quando sarà il momento”, ha aggiunto.
L’operazione è coordinata da Francia e Grecia, ha sottolineato. La situazione in Sudan sarà discussa lunedì alla riunione dei ministri degli Esteri dell’Ue a Lussemburgo.
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