Fonti che arrivano da diplomatici sul posto parlano di situazione “estremamente preoccupante”. A Khartoum “il passaggio sicuro dei cittadini stranieri è ancora in fase di negoziazione, l’esercito potrebbe usare il processo per migliorare la propria immagine”, scrive Bloomberg. “Nessuno è in grado di stabilire un percorso terrestre sicuro per la fuga dei civili”.
La difesa italiana ha avviato l’operazione di evacuazione degli italiani in Sudan. “Già decollati due c-130 dell’aeronautica militare alle 13.55 ora italiana da Gibuti alla volta di Khartoum con a bordo personale delle forze speciali dell’esercito italiano e dei carabinieri. La sicurezza degli aeroporti è assicurata dai fucilieri dell’aria dell’aeronautica militare”, ha spiegato il ministro della difesa Guido Crosetto. “Entro questa notte arriveranno in Italia” , ha detto il ministro degli esteri Tajani.
L’unità di crisi della Farnesina, insieme alla Presidenza del Consiglio e ai Servizi di Sicurezza lavorano sin dall’inizio del conflitto per rimpatriare gli italiani – 150 circa – che sono a Khartoum. Anche Belgio e i Paesi Bassi e Regno Unito stanno evacuando le loro ambasciate.
“I nostri connazionali sono stati contattati, anche durante la notte, dall’Unità di crisi del ministero. Chiamati uno per uno: stanno tutti bene e raggiungeranno la nostra ambasciata. Di più non posso dirvi per ragioni di sicurezza”, ha detto il capo della Farnesina arrivando al Salone del Mobile di Milano. L‘evacuazione dei connazionali avviene con velivoli militari da Gibuti, insieme agli italiani ci sono membri della Nunziatura apostolica e cittadini di altri Paesi europei.
Un convoglio di cittadini francesi, sarebbe stato attaccato durante l’evacuazione via terra, un cittadino francese sarebbe rimasto ferito. Lo riferisce la Reuters, mentre le truppe regolari sudanesi e i paramilitari Rsf si accusano a vicenda per l’azione. Nessuna conferma da Parigi, che ha annunciato l’evacuazione di connazionali e personale diplomatico.
Giapponesi lasciano il Sudan
L’Unhcr parla di 20.000 persone in fuga da quando è cominciato il conflitto il 15 aprile. L’esodo potrebbe riguardare milioni di persone, in fuga soprattutto dalla regione occidentale del Darfur per cercare rifugio nel vicino Ciad dove ci sono già 400mila rifugiati sudanesi. “La crisi in Sudan aumenteranno le partenze dei profughi”, dicono le ong che lavorano sul posto come Sos Mediterrané.
Ancora non è chiaro da quale aeroporto possano partire i cittadini stranieri. Le autorità aeroportuali hanno prorogato la chiusura dello spazio aereo fino al 30 aprile, lo si legge in una nota dell’aeroporto internazionale di Khartoum. “Le forze armate annunciano anche che qualsiasi violazione dello spazio aereo avrà una risposta decisa”.
L’aeroporto di Karthoum sarebbe sotto il controllo dei ribelli delle RFS. Il generale Abdel Fattah al-Burhan, ha ribadito che “tutti gli aeroporti in Sudan sono sotto controllo militare, ad eccezione” degli scali “di Khartoum e Nyala, continuerò a difendere l’unità del paese”, scrive su twitter l’emittente al-Hadath. In un video (qui sotto) dell’agenzia Reuters la situazione di estrema tensione con le milizie paramilitari Rsf del generale Dagalo che controllano le strade tra colpi di artiglieria pesante.
Per quanto riguarda Mosca, quasi tutti i cittadini russi che si trovano a Khartoum sono stati trasferiti nella sede dell‘ambasciata russa. “Attendono di essere evacuati senza pericoli”.
Nella notte un centinaio di membri del personale dell’ambasciata americana di Karthoum, e le rispettive famiglie, è stato evacuato mediante elicotteri. Sarebbero però 19000 gli americani in Sudan. “L’evacuazione militare del personale dell’ambasciata statunitense in Sudan è stata completata”, ha annunciato Biden tornando a chiedere la fine di una violenza “inconcepibile”.
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