“Analizzando i comportamenti e le abitudini legate al sonno e’ emerso in questi anni che non siamo tutti uguali”, ha osservato il coordinatore dello studio, Ugo Faraguna, dell’universita’ di Pisa. “Esiste, infatti, circa il 15% della popolazione – ha aggiunto – che possiamo definire gufi, ossia sono piu’ attivi nelle ore notturne, fanno piu’ tardi la sera e hanno difficolta’ la mattina, e un 15% della popolazione che all’opposto propende a svegliarsi molto presto e sfruttare al massimo le prime ore del giorno, le cosiddette allodole”. Si tratta di due classici esempi di cronotipo, ossia una sorta di profilazione di alcune importanti caratteristiche che sono facilmente identificabili monitorandone semplicemente le abitudini legate al sonno. Analizzando un campione 120 persone sane lo studio ha ora identificato che nei gufi esiste una minore capacita’ di risposta a eventi traumatici o di stress, come possono lutti o separazioni familiari, con risposte che sfociano a volte verso comportamenti a rischio, ad esempio il fumo o l’alcol.
“La qualita’ del sonno – ha aggiunto Faraguna – e’ ormai considerata fra i principali fattori di rischio per lo sviluppo di malattie neurodegenerative, come demenze e Parkinson, eppure c’e’ ancora poca attenzione a riguardo”. Un aiuto puo’ arrivare dalle moderne tecnologie indossabili, che hanno semplificato enormemente la possibilita’ di monitorare facilmente questi parametri, un esempio ne sono i braccialetti utilizzati nello studio e ideati dalla startup Sleepacta dell’universita’ di Pisa che sara’ tra gli ospiti di Converging Skills a giugno. “Una delle speranze – ha concluso Faraguna – e’ che anche sulsonno aumenti la consapevolezza, cosi’ come e’ avvenuto con il monitoraggio pressione arteriosa per ridurre i pericoli circolatori”.