Il ministro si è soffermato su vari punti. “Entro il mese di maggio proporremo il primo pacchetto di riforme. La riforma della giustizia – ha osservato – non si può fare in 2 o 3 mesi”. Il Guardasigilli ha poi rimarcato, sul tema delle intercettazioni, che “Il problema è quello della pubblicazione di notizie riservate e quello della tutela dei terzi estranei al processo che non devono essere coinvolti. Le intercettazioni sono mezzi fondamentali per le indagini. Nessuno le ha messe in dubbio”.
Ha ringraziato la premier Meloni: “Faccio parte di un Governo con il quale sono in piena sintonia e ringrazio anche la presidente Meloni per avermi definito l’uomo giusto al posto giusto per quanto riguarda il ministero della Giustizia”.
Sulla vicenda Cospito e 41 bis Nordio ribadisce che “le leggi vanno applicate finché ci sono, il compito del magistrato è quello di applicarle. Nel caso di Cospito vi erano tutte le condizioni che erano state definite per mantenere il regime” del 41 bis. “Ora è intervenuta la Corte costituzionale e vedremo quali saranno le conseguenze” ma “il magistrato deve rispettare le leggi e applicarle. Devo dire che quando in parlamento se ne è parlato tutte le forze politiche, nessuna esclusa, si sono pronunciate: tutte vogliono mantenere il 41 bis”. “Poi – ha aggiunto – si tratta di vedere se va mantenuto solo per i mafiosi e per i terroristi e non per altri, ma per ora deve essere mantenuto anche per chi ha commesso gravissimi delitti come Cospito, quindi finché la norma esiste va applicata”.
“Nessuna intimidazione, solo una azione di accertamento”. Così il Guardasigilli in riferimento al caso Artem Uss. L’azione disciplinare avviata dal ministro della Giustizia nei confronti dei tre giudici della corte di appello di Milano “avrà il suo seguito ma non può e non deve essere vista minimamente come un’interferenza o un’intimidazione dei magistrati”, ha sottolineato Nordio.
Si è anche soffermato sul sistema carcerario italiano: “Abbiamo un sistema che è obsoleto, è difficilissimo costruire delle carceri perché nessuno le vuole alle proprie spalle”. Quindi “la mia proposta è adattare tutta una serie di caserme dismesse” che “sono perfettamente compatibili con la sicurezza di un carcere e che consentono le due attività che sono fondamentali nella rieducazione del detenuto: lo spazio aperto, quindi lo sport, e il lavoro. Nulla quanto il lavoro riduce all’interno di un carcere la conflittualità e la tensione e rieduca”.
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