E gli affari, non tanto del paese quanto quelli personali, la famiglia Assad li persegue da oltre 50 anni. Il 16 novembre del 1970 l’allora generale dell’aviazione Hafez al Assad, morto nel giugno 2000 e padre dell’attuale presidente, compiva un colpo di stato. Un golpe incruento ufficialmente noto con l’espressione “movimento correttivo”, in riferimento alla necessità di “correggere” i presunti errori commessi dai governi precedenti.
La gestione della Siria, una nazione etnicamente e religiosamente eterogenea (curdi, armeni e altre minoranze costituiscono circa il 10% della popolazione e dove l’arabo è la lingua ufficiale ma si parlano curdo, armeno, circasso, aramaico e francese) è stata ferrea negli ultimi cinque decenni. Il filo conduttore sono state la repressione e le torture, tanto che il New York Times lo ha dipinto, qualche mese fa, come un “macellaio”. Bashar Al-Assad, l’oculista dalla voce calma, entusiasta dei computer, nei 12 anni di guerra ha mostrato il suo vero volto dando potere al fratello Maher che per il padre non era “adatto” a guidare il paese a causa del suo temperamento instabile, incline a una violenza eccessiva pure per gli standard del “leone di Siria” Hafez. Il Presidente gli ha affidato il ruolo nevralgico di comandante delle truppe di élite della 4 divisione corazzata che con la polizia segreta sovraintende alla sicurezza del Paese.
E Maher, secondo molte fonti, gestirebbe il traffico del “Captagon” o “droga dei combattenti”, uno stimolante di tipo anfetaminico, che in Siria ha sviluppato un giro d’affari superiore ai 10 miliardi e che ha portato il Presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, a firmare nel dicembre 2022 il “Countering Assad’s proliferation traffiking and garnering of narcotic Act” (“Contrastare il traffico di proliferazione e l’accaparramento di narcotici da parte di Assad”)
Una droga usata dai combattenti dell’Isis ma che il governo siriano era solito distribuire ai suoi soldati, già dagli inizi del conflitto civile, per aumentare il loro umore combattivo e renderli dipendenti dalle battaglie, secondo un rapporto pubblicato da Arab News il 31 ottobre 2022.
Il Captagon è una risorsa cruciale perché il narcotraffico porta al regime siriano entrate imponenti e, soprattutto, non sottoposte a sanzioni. I ricavi sono in principalmente in valuta straniera “utile” ad arricchire la cerchia ristretta della famiglia Assad. L’esatta quantità di Captagon prodotta ed esportata è un mistero ma, se si considerano le stime basate sul volume dei carichi sequestrati (che dovrebbero essere il 5/10%), si pensa che possa raggiungere un valore approssimato di 57 miliardi di dollari, che equivarrebbero a quasi 10 volte il normale budget del governo Siriano, secondo Charles Lister, direttore del Syria Programme al Middle East Institute di Washington.
Ma la gestione familiare, o meglio familistica, del regime trova nella moglie di Bashar, Asma, la “rosa del deserto” come l’ha definita Vogue, un ulteriore punto di forza. A lei, il volto glamour del paese, è oggi affidato il controllo e la gestione degli aiuti internazionali arrivati con il post sisma come quelli dell’Unione Europea. 10 milioni di euro al governo di Damasco per il soccorso alle vittime della tragedia, attraverso gli hub di Beirut e Gaziantep (Turchia).
Ed è lei la porta per la “normalizzazione” del regime dopo 12 anni di guerra civile, che ha provocato 11 milioni di profughi, e dopo oltre 50 anni di un potere sanguinario.
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