In un’analisi affidata alla penna di Gavin Mortimer, si evoca la speranza di una unità d’azione fra Giorgia e Rishi per “affrontare la crisi dei migranti in Europa”: dossier al centro delle agende di entrambi i rispettivi governi, fra progetti di legge, iniziative politiche multilaterali, promesse di strette e polemiche.
Mortimer cita i numeri degli sbarchi e non tralascia di richiamare la bufera recente sollevata dal ministro Francesco Lollobrigida – a Londra anche lui in questi giorni – con un riferimento alla “teoria della cospirazione” della cosiddetta “sostituzione etnica”. Ma nota come questa faccenda sia stata nel frattempo superata, escludendo a priori che possa in alcun modo comparire nei colloqui di Downing Street. Mentre giustifica l’atteggiamento di Meloni e Sunak di fronte a un’emergenza che richiede a suo parere più cooperazione internazionale. Una cooperazione – scrive – che Sunak ha provato a rafforzare tramite un accordo con la Francia, dove tuttavia il presidente Emmanuel Macron non sarebbe davvero in sintonia con l’esigenza di un giro di vite concreto. E che Meloni chiede in sede Ue salvo dover fare i conti, stando al commentatore britannico, con le resistenze attribuite “ai burocrati dell’apparato” di Bruxelles e le resistenze di un fronte guidato “dall’oligarchia Germania-Francia”.
Resistenze che nell’interpretazione dello Spectator si rifletterebbero del resto come un freno anche su altri temi: da un maggiore allineamento agli Usa nei confronti della Cina, a una risposta più dura sulla guerra in Ucraina, alla politica energetica. Si tratta di prendere di petto – è la conclusione polemica – “l’incompetenza e la codardia mostrata da Berlino, Parigi e Bruxelles su tutto, della politica energetica, alla Russia, all’immigrazione di massa”. E di farlo in concerto con la Polonia e altri Paesi del fronte orientale di Ue e Nato. “E’ tempo – sprona Mortimer – che l’Italia, la Gran Bretgana e le nazioni dell’Europa dell’est riprendano il controllo del continente”.