Dove c’è un’offerta di lavoro a tempo indeterminato che prevede il rispetto dei contratti collettivi il raggio di osservazione e quindi di ricerca è quello nazionale, ha detto la ministra a proposito dell’offerta di lavoro congrua da accettare per non perdere il nuovo sussidio contro la povertà. “Se il contratto è a tempo determinato – ha aggiunto – il raggio è più limitato, nell’arco di 80 chilometri dalla residenza”. “Il nostro obiettivo, ha detto, è di poter portare al lavoro quante più persone possibili in tempi brevi anche perché abbiamo forti richieste da parte delle aziende che in questo momento hanno bisogno”.
Le norme del decreto Lavoro sui contratti a termine approvato ieri non comportano rischi di precarizzazione, afferma Calderone spiegando che è un intervento “che elimina le causali di difficile applicazione e che potevano generare contenzioso”. Il decreto, spiega, “affida alla contrattazione collettiva la definizione delle causali. Poi c’è una clausola per cui laddove non c’è una previsione da parte del contratto si dà alle parti la possibilità di prorogare per una finestra temporale limitata con un richiamo alle ragioni tecnico produttive”. Calderone ha sottolineato che i numeri del contratto a termine ci dicono che la questione delle causali riguarda il 2,5% dei contratti a termine. “Il 97% – dice – durano meno di 12 mesi. Il cambiamento riguarda meno del 3% dei contratti, per i primi 12 mesi non ci sono causali”. Infine Calderone ha sottolineato che per i patti individuali la scadenza è al 30 aprile 2024 “per dare tempo alla contrattazione collettiva di poter normare l’aspetto delle causali. Non è un tema che impensierisce. C’è un dinamismo, vanno rinnovati i contratti, credo sia uno strumento per incentivare una nuova stagione di accordi”. “Vorrei – conclude – avere strumenti di facile applicazione. Dove c’è una necessità temporanea per motivi organizzativi e produttivi è giusto che le aziende possano fare contratti a termine”.