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«Ho ricordi bellissimi dell’esperienza juventina. Ho avuto la fortuna di giocare, di vincere tre scudetti, di conoscere e di giocare assieme a giocatori spettacolari come Del Piero, Camoranesi, Thuram, Ibrahimović. Ho un po’ di rimorso, perché potevo comportarmi meglio e magari fare qualche anno in più. Solo questo».

Uruguagio di Montevideo, sponda Danubio, classe 1983, arriva alla Juventus nel 2002, quando è poco più che un ragazzino. «Montero è stato fondamentale. Sono arrivato qui giovanissimo, da un altro continente, senza sapere la lingua. Era difficile, ma lui qui alla Juventus è stimato da tutti, quindi mi ha subito inserito nell’ambiente, me ne ha spiegato le regole e tutto è stato molto più semplice. In poche parole, diciamo che mi ha fatto sentire a casa. E poi, con Marcelo c’è un ottimo rapporto e anche lui mi è stato di grande aiuto nell’ambientamento a Torino».

Ma è complicato trovare spazio in una squadra che Lippi sta pilotando verso il secondo titolo consecutivo, senza perdere di vista la Coppa Campioni. E proprio in questa competizione, nella trasferta di Kiev a qualificazione già conquistata, gli toccano spiccioli di gloria. Siamo nel novembre 2002, la stagione è appena decollata e per El Pollo (così è soprannominato) che ha grinta da vendere e un talento tutto sudamericano, sembrano aprirsi spazi importanti. Purtroppo per lui, Lippi ha alternative valide e di esperienza e la sua stagione si conclude con poche apparizioni.

Chiede e ottiene di trovare una squadra per farsi le ossa, magari all’estero. Lo accoglie in prestito l’Atletico di Madrid, ma anche qui gli spazi sono pochi.

Nell’estate del 2004, arriva alla Juventus Fabio Capello. Rubén è fresco di vacanze e, quindi, con lo spirito giusto per dare il meglio di sé. Don Fabio lo vede all’opera nelle amichevoli precampionato e lo conferma; una scelta felice, che il ragazzo contraccambia innestando le marce alte e dando da subito un senso nuovo al proprio gioco. Sostituisce Camoranesi nel preliminare di Coppa dei Campioni, contribuendo in modo importante al superamento del turno. È un giocatore nuovo, notevolmente maturato, sia tecnicamente sia tatticamente e non tarda a emergere.

«Dopo i sei mesi vissuti in Spagna, dove non ho giocato quasi mai – ammette – perché fin dal mio arrivo sapevo che la squadra era già fatta, è arrivata la convocazione della Juventus per il ritiro estivo. Sinceramente non sapevo cosa mi aspettavo, potevo rimanerci anche solo cinque giorni e poi finire in prestito. Invece ecco la bella sorpresa. Con un nuovo allenatore ovviamente si ricomincia tutti da capo, e soprattutto con un mister come Fabio Capello che non guarda in faccia a nessuno, non sceglie a priori i giocatori ma manda in campo chi in allenamento gli ha dato risposte migliori. In questa condizione ognuno può giocarsi le proprie carte ed io l’ho fatto. Così il mister ha iniziato a utilizzarmi nelle diverse amichevoli e alla fine dell’estate mi ha detto che contava anche su di me e che sarei rimasto qui».

Prima giornata di campionato, a Brescia, entra nella ripresa al posto di Del Piero e trova il mondo di rendersi utile a tutto campo, non sulla fascia destra, nella quale è spesso schierato da Capello. Titolare contro l’Atalanta, gioca pezzi di gara praticamente ogni domenica, rilevando di volta in volta Nedved, Camoranesi, Pessotto oppure Zalayeta.

Ma il primo, vero giorno di gloria è una fresca serata di novembre, quando al Delle Alpi arriva la Fiorentina. La Juventus capolista fatica tantissimo per segnare e lo 0-0 resiste per oltre un’ora, finché Rubén sblocca il punteggio, irrompendo di destro su un calcio d’angolo di Camoranesi; è il goal-partita.

Ed è doppiamente protagonista qualche domenica dopo, Juventus-Lazio sempre a Torino. Vantaggio laziale di Pandev, un gran goal, ma la replica è veemente; ancora Olivera, sempre su assist di Camoranesi, pareggia il conto con un perfetto colpo di testa. Sarebbe festa grande se di lì a poco non si infortunasse: un mese di stop e poi nuovamente in campo. A Bergamo, nella prima di ritorno, sfrutta al meglio un pasticcio della difesa atalantina andando nuovamente a segno. Ed è decisivo a Verona, il 13 marzo, nell’ostica trasferta sul campo del Chievo, quando a una manciata di minuti dalla fine, sfrutta un altro errore difensivo per infilare il goal dell’1-0. Bravo a sostituire Del Piero in un’altra delicata trasferta, contro la Lazio, Rubén chiude la stagione con un contributo significativo alla conquista del 28° scudetto.

Durante il secondo anno di Capello, le cose non vanno altrettanto bene; il mister lo utilizza con il contagocce, tanto che fa sparire le sue tracce. «Nei due anni di Capello uscimmo contro due squadre inglesi ai quarti di finale, c’era stata poca differenza. Sono convinto che senza Calciopoli, la Juve avrebbe raggiunto almeno la finale. Era una squadra troppo forte quella; il campionato lo vincevi con dieci punti di distacco ipotecandolo già a marzo, non giocava benissimo ma era una squadra di uomini. Quando arrivava Capello, chiedeva a Camoranesi il perché non si allenasse bene. Mauro era così: non si allenava a grandi ritmi, era molto tranquillo ma in partita era instancabile, ha sempre giocato. Impressionante. Sono virtù, queste, che si vedono molto raramente. Il mister lo stuzzicava, gli diceva che se non correva e non si allenava come tutti gli altri non lo faceva giocare. Lui acconsentiva, gli rispondeva “va bene” e nella partita che disputava successivamente era sempre il migliore in campo. Capello ripeteva che non aveva mai avuto un giocatore come l’italo-argentino. Io se non davo il massimo, non toccavo nemmeno la palla».

Poi arriva la bufera Calciopoli. «Feci tutto il ritiro con Deschamps, l’idea di restare c’era anche perché stavo giocando con continuità nelle amichevoli. Da un giorno all’altro, la società mi disse che volevano restare con pochi giocatori dell’anno precedente e mi chiesero di andare a giocare in prestito in Serie A. Venivo dall’ultimo anno di Capello dove non avevo mai giocato per via degli infortuni e fu su questo che gli allora dirigenti bianconeri fecero leva. “Un anno di prestito e poi torni alla Juve”, questo fu l’accordo».

Viene prestato alla Sampdoria per rientrare a Torino nell’estate del 2007. Non rientrando nei piani di Ranieri, nel mercato invernale si trasferisce in Uruguay, al Peñarol, quindi al Genoa e di nuovo al Peñarol. Nell’estate 2010 si svincola dalla Juventus, terminando così la sua avventura in bianconero.

 

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Maurizio Barra

Sono nato a Torino, il 19 Febbraio 1968. Ho alle spalle un'educazione direi Umanistica di base, avendo frequentato il Liceo Classico Valsalice e Lingue e Lettere Moderne all'Università. Grande passione per tutto ciò che è una tastiera, dal pianoforte o simili, ai PC, di cui peraltro amo anche il touch. Inoltre, un'altra mia grande passione, è lo sport e mi ha molto coinvolto, siccome ho lavorato molto su di me negli anni, passando attraverso varie fasi, nelle quali sono ingrassato moltissimo e poi sono diventato assai magro, dunque, siccome più volte ho dovuto intervenire su di me, ho voluto approfondire questo discorso ed ho conseguito il Master CFT come Personal Fitness Trainer presso Issa Italia. La voglia e l'interesse ad approfondire tante tematiche e la curiosità olistica, alle volte giocano brutti scherzi, perchè si rischia di iniziare tutto e concretamente di non riuscire a concludere nulla. Bisogna in teoria scegliere cosa fare da grande, il fatto è che io sono già ben cresciuto ed ora mi sento assai coinvolto dall'ambito tecnologico e dunque spero, soprattutto, di essere un intermediario tra i vedenti, diciamo, o comunque tra tutti e proprio chi è non vedente come me, sia per mostrare quante cose si possono fare in autonomia, sia per avvicinare (e qui mi appello a sviluppatori, amanti di softwares etc...) la facilità e l'accesso all'uso completo della tecnologia anche da parte degli stessi non vedenti, che comunque si devono spesso scontrare con grafici, pagine poco accessibili e continui escamotage, per fare cose che, con il famoso click, in teoria si risolvono subito e questo poi non è sempre vero; in sostanza lo scopo o l'idea sono quelli di avvicinare i vedenti, sviluppatori di apps e siti, a renderle più accessibili, metendo dunque a disposizione la mia conoscenza delle Tecnologie Assistive (Assistive Tecnologies) di cui mi ritengo un buon conoscitore. Non parliamo poi delle Apps Mobili ed anche di quel mondo, davvero meraviglioso ed il cui approccio per me è stato direi facile, ma mi rendo conto che non è così per tutti. Quindi, spero, nel tempo, di mettere a disposizione la mia modestissima ed umile e piccola esperienza, mantenendo vivo ogni nuovo possibile fronte di apprendimento e confronto e conoscenza, tutti utili e sempre necessari, non si smette mai di imparare e neanche di confrontarsi. Dunque, spero di avervi con me, sempre più numerosi, lungo questo nuovo cammino! Inoltre, siccome la tecnologia non è soltanto procedure, tutorials su come usare un sistema operativo o su come riparare PC, ma offre anche molti strumenti di consultazione, visione, ascolto, cercherò di condividere con voi le mie impressioni e quindi files, contenuti multimediali o altro, non avranno soltanto attinenza tecnologica, ma qualcosa a che fare con la rete l'avranno. Anzi, sono benvenuticommenti, suggerimenti e proposte. Con il trascorrere del tempo, il sito ha preso la direzione informativa. Pur essendo da solo a gestire tutta questa mole di notizie, prometto di dare sempre il massimo per fornire tutte le notizie il più possibile aggiornate in tempo reale, relative a tantissime categorie: Mondo, Cronaca, Economia, Politica, Tecnologia, Scienza, Medicina, Spettacoli, Cinema, Musica, Cultura, Calcio e sport, Regione Piemonte, tutto, ma proprio tutto, sulla Juventus e molto, molto altro. Grazie a tutti!

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