Il prezzo della pasta, osserva il ministero, nel mese di marzo ha fatto registrare un aumento del 17,5% rispetto all’anno precedente in un contesto caratterizzato dalla riduzione del prezzo della materia prima e dalle dinamiche variabili dei costi dell’energia e degli altri fattori di produzione. Sul tema qualche ora prima era intervenuto il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, durante il question time al Senato spiegando che settimanalmente monitora le quotazioni del grano contro la speculazione che “è la prima cosa da contrastare”. “Il nostro intento – ha dichiarato – è riattivare quanto prima la Commissione sperimentale nazionale per il grano duro, non escludendo di procedere alla costituzione di una Commissione Unica Nazionale, per rafforzare il dialogo tra gli attori della filiera e per la formazione di un prezzo condiviso a livello nazionale”.
La situazione vede “un’anomalia su cui è bene fare chiarezza” secondo la Coldiretti, che ricorda come il grano duro per la pasta viene pagato in Italia circa 36 centesimi al chilo ad un valore che non copre i costi di produzione ed è inferiore di oltre il 30% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, mentre il prezzo della pasta è aumentato circa il doppio dell’inflazione. Le associazioni dei consumatori, Assoutenti e Codacons, vedono nella convocazione della Commissione di allerta rapida sui prezzi una prima vittoria. Assoutenti lo scorso aprile aveva presentato una segnalazione al Mimit e a Mister Prezzi su alcune anomalie nell’andamento dei prezzi al dettaglio della pasta in Italia che solo in 12 province risultavano inferiori ai 2 euro al chilo. Il Codacons calcola che i rincari medi per la pasta del 18,2% registrati dall’Istat a marzo rispetto all’anno precedente hanno ricadute di oltre 25 euro in media a famiglia e annuncia un esposto anche all’Antitrust. Più pessimista, l’Unione nazionale consumatori che teme “viste le denunce ripetute fatte nei secoli, la moral suasion serva molto a poco” e ritiene come fino a quando la speculazione non sarà definita una pratica scorretta, si avranno sempre “armi spuntate contro i prezzi troppo alti”. I prezzi della pasta fresca e secca stanno salendo ininterrottamente da giugno 2021, secondo l’Unc, e da allora a marzo 2023 sono rincarati del 37%.