(di Alessandra Baldini)
(ANSA) – NEW YORK, 12 MAG – Dall’Egitto dei Faraoni e dagli
etruschi all’arte contemporanea blue chip: quasi cento
espositori hanno occupato per il fine settimana l’Armory su Park
Avenue per l’edizione newyorchese di Tefaf, la grande kermesse
dell’arte originata a Maastricht e che ogni anno dal 2017 porta
nella Grande Mela il meglio che le gallerie internazionali hanno
da offrire in questo momento.
L’ingresso a effetto e’ offerto da Gagosian che ha esposto un
grande dipinto di Jeff Koons della serie Made in Heaven in cui
l’artista si e’ ritratto a letto con l’allora moglie Ilona
Staller. Karma, che ha sedi a New York e Los Angeles, ha scelto
come tema l’architettura nei quadri, illustrandolo con due De
Chirico tra cui una gigantesca torre del 1966 che sovrasta
minuscole figure chiuse in un recinto. Partita con due
edizioni all’anno, dopo la pandemia Tefaf ha eliminato la
sessione autunnale per concentrarsi sulla primavera, quando il
mondo dell’arte a New York e’ in fibrillazione tra aste e altre
fiere tra cui Frieze. Dati gli spazi ristretti, ciascuna
galleria anche stavolta ha puntato a mostrare il meglio del suo
repertorio con la cura che un museo riserverebbe alla selezione
e l’allestimento dei pezzi. Sulla scia della mostra veneziana
alle Procuratie Vecchie l’anno scorso che ha coinciso con il
60esimo anniversario della presentazione dell’artista al
Padiglione Usa della Biennale, Marc Glimcher di Pace ha puntato
su Louise Nevelson, mostrando una serie di collages realizzati
dagli anni Cinquanta alla morte nel 1988: hanno stime che vanno
tra i 100 mila e 300 mila dollari. Marisa Merz, Carla
Accardi e Jannis Kounellis sono proposti da Cardi Gallery,
fondata nel 1972 a Milano e che fu tra le prime a esporre l’Arte
Povera. Robilant and Voena ha in stand un Damien Hirst
“medievale” del 2008: Tree of Life da lontano sembra la vetrata
di una chiesa gotica, ma da vicino si scopre che e’ composto di
centinaia di ali di farfalle. Lo circondano due sculture di
Barry X Ball ispirate a Medardo Rosso.
Alcune gallerie hanno scelto di giustapporre antichita’ e
contemporaneo: il belga Axel Vervoordt, per esempio, ha abbinato
una testa di divinita’ del 12esimo secolo dalla Cambogia con un
monolite astratto di Anish Kapoor del 2002. Entrambi – la testa
di arenaria del sovrano Khmer Jayavarman VII e l’opera di Kapoor
– evocano la trascendenza attraverso la permanenza della pietra.
Un altro punto di forza e’ la partecipazione di galleriste
donne che hanno esposto artiste donne: come Nathalie Obadia che
ha sedi a Parigi e Bruxelles e ha appeso opere astratte di
Shirley Jaffe, l’artista americana a cui il Kunstmuseum di
Basilea in questi giorni sta dedicando una retrospettiva.
(ANSA).