L’ultimo numero di Informazioni SVIMEZ (“Asili nido e infrastrutture scolastiche: il PNRR non colmerà i divari territoriali”) è dedicato al tema dei servizi per la prima infanzia e dell’istruzione: settori interessati da profondi divari territoriali nella dotazione di infrastrutture adeguate, nella quantità e qualità dei servizi offerti a bambini e alunni, negli esiti dei processi di apprendimento e formazione.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ieri ha ribadito che non c’è libertà per le donne costrette a scegliere tra lavoro e maternità, e questo rapporto oggi ricorda che la qualità e l’adeguata dotazione di infrastrutture scolastiche e per la prima infanzia rappresentano “elementi strategici per la riduzione dei divari territoriali nella partecipazione femminile al mercato del lavoro e nell’accumulazione di capitale umano”.
Tra i dati presentati da Svimez spicca un Nord, con un tasso di occupazione femminile tra i 25 e i 49 anni che scende dall’85% per le donne senza figli al 66% per le madri con figli di età inferiore ai 6 anni (quindi il 22% esce, o non accede, dal mondo del lavoro quando arrivano dei bambini). Nel Sud va ancora peggio: si passa dal 58% di donne occupate in quella fascia d’età, ad appena il 38% di occupazione delle donne con figli in età prescolare. Tutto questo è legato, dice SVIMEZ, alla carenza di servizi per l’infanzia nelle regioni meridionali.
Abissale il divario tra regioni come Sicilia e Campania che vedono percentuali di bambini che usufruiscono di mense inferiori al 15%, e il 66,8% dell’Emilia-Romagna o il 69,6 % della Liguria.
Secondo i LEP (Livelli Essenziali delle Prestazioni che secondo la nostra Costituzione andrebbero garantiti sul territorio nazionale) almeno il 33% della popolazione di età compresa tra 3 e 36 mesi di età dovrebbe avere la garanzia di servizi per la prima infanzia entro il 2027, ma siamo ancora solo al 6,5% in Sicilia, all’8,2 in Sicilia e al 9,3 in Molise.
Le risorse disponibili a colmare questi divari, nel PNRR, sono pari a 11,28 miliardi di euro, di cui 10,73 risultano assegnati agli enti territoriali, ma secondo lo studio non c’è stata fino ad ora una allocazione di risorse coerente con i reali fabbisogni. SVIMEZ attribuisce questo divario tra risorse e necessità a una mancata mappatura iniziale realistica e propone, nella sostanza, di inserire anche questo comparto nella riprogrammazione del PNRR che possa andare oltre il 2026 con le risorse europee del FESR (regionale e nazionale) e con il Fondo per lo sviluppo e la coesione (FSC) 2021-2027.
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