(ANSA) – TORINO, 16 MAG – I negozi continuano a diminuire in
Piemonte. Rispetto al 2019 a fine 2023 si conteranno quasi 4.500
attività di vendita in meno. Da qui al 2030 rischiano la
chiusura altri 6 mila negozi, in media quasi 18 al giorno. Dopo
lo stop imposto dalla pandemia, inflazione e caro-energia stanno
erodendo la capacità di spesa delle famiglie: negli ultimi due
anni il potere d’acquisto dei piemontesi è diminuito di oltre
540 euro per nucleo familiare con ripercussioni sui negozi di
vicinato. Emerge dallo studio di Confesercenti sul futuro della
distribuzione commerciale.
Nel 2023 – spiega Confesercenti – il potere d’acquisto
delle famiglie piemontesi subirà un’ulteriore riduzione di oltre
200 milioni di euro e la capacità di spesa raggiunta nel 2021
non sarà recuperata prima del 2027. Nel 2022 il volume delle
vendite al dettaglio è calato dello 0,8%: i prodotti non
alimentari sono aumentati dell’1,9%, ma quelli alimentari sono
diminuiti del 4,2%. Tra gennaio e marzo le vendite alimentari
sono scese in volume del 4,7%, quelle non alimentari del 1,6%.
Il calo è del 3%. Alcuni settori superano di gran lunga la
media: abbigliamento, macellerie, panetterie, edicole e
cartolerie sono fra i settori più penalizzati. La crisi non ha
risparmiato la pasta, prodotto simbolo della tradizione
gastronomica italiana, che ha registrato un calo del 10,7%. Per
fronteggiare l’aumento dei prezzi, le famiglie hanno intaccato
le riserve: nel 2022 hanno destinato ai consumi 4 miliardi di
risparmi e c’è il rischio che siano costretti a bruciarne altri
2,1 nel 2023. La crisi non poteva non incidere sul commercio di
vicinato: fra il 2019 e il 2022 in Piemonte si sono persi 3483
negozi, in calo del 9,4% e 3.587 banchi sui mercati (-25,8%).
“Si tratta – dice Giancarlo Banchieri, presidente di
Confesercenti – di cifre drammatiche, che accentuano un processo
in atto già da anni. Bisogna diminuire le imposte sulle
famiglie, detassare gli aumenti contrattuali e sostenere le
imprese”. (ANSA).