Ascolta “Polis – Delega fiscale, i rilievi della banca d’Italia (di Anna Laura Bussa)” su Spreaker.
Nel mirino di Palazzo Koch finisce anche l’obiettivo fissato dalla delega di arrivare progressivamente ad un regime ad aliquota unica, la cosiddetta flat tax, insieme a una riduzione del carico fiscale. Un modello che potrebbe però “risultare poco realistico per un paese con un ampio sistema di welfare, soprattutto alla luce dei vincoli di finanza pubblica”, osserva Ricotti. Che ravvisa anche il rischio che, nelle more dell’introduzione della flat tax, “l’estensione dei regimi sostitutivi” possa “ridurre l’equità del sistema”. Rilievi considerati importanti e cui si guarda con attenzione all’interno di FdI. Ma la delega, è il ragionamento, è ancora tutta da comporre. La flat tax – che è un obiettivo soprattutto della Lega – è nel programma del centrodestra e, assicurano dal partito della premier, verrà portata avanti, anche se resta da vedere come si svilupperà l’iter della delega in Parlamento. “Da Bankitalia – notano fonti parlamentari di FdI – sono arrivate anche molte osservazioni positive.
Sulla flat tax sapevamo la loro contrarietà quindi ce lo aspettavamo. Sulle coperture, vedremo. Essendo una delega, si troveranno”. Intanto sui dubbi di Bankitalia si scaldano le opposizioni, che vanno all’attacco: “Il re è nudo, ci viene da dire. La tassa piatta, ci porta dritti verso un drastico ridimensionamento delle risorse per la sanità, le pensioni, l’assistenza”, afferma il responsabile Economia del Pd Antonio Misiani. La tassa piatta, peraltro, rappresenterebbe “un unicum tra i sistemi in vigore nelle maggiori economie avanzate”, fa notare la Banca d’Italia, che in un allegato fotografa la situazione dei sistemi di flat tax nel mondo: su 225 Stati sovrani o territori autonomi sono solo 23 nel 2023 i sistemi di tassazione di tipo flat e dal 2010 ben 10 paesi europei sono passati da un sistema a unica aliquota a sistemi con una pluralità di aliquote.
Secondo la Banca d’Italia, alla luce dei nostri “vincoli di finanza pubblica”, l’obiettivo della delega dovrebbe essere una “diversa ripartizione del prelievo complessivo”. E nell’ottica dello stimolo alla crescita economica, l’onere tributario andrebbe spostato “dai fattori produttivi (lavoro e capitale) alle rendite e ai consumi”, suggerisce via Nazionale, che invece promuove la delega per il contributo “alla certezza del diritto e alla semplificazione del sistema tributario”. Qualche osservazione sulla riforma fiscale arriva anche da Assonime, che chiede di “prestare molta attenzione agli incentivi volti a favorire il rientro delle attività produttive delle nostre imprese dislocate all’estero e, più in generale, gli investimenti dall’estero”. Sul tema torna intanto a chiarire il viceministro dell’Economia Maurizio Leo: sulla fiscalità internazionale il governo vuole “fare in modo di creare un ambiente molto più friendly per i soggetti che vogliono venire in Italia, siano esse persone fisiche o società”.
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