Vittima della violenza del branco un ragazzino di 12 anni assalito davanti a un centro commerciale a Miano a Napoli, un quartiere che fa da cerniera tra Capodimonte, Scampia ed i Comuni dell’hinterland a nord del capoluogo. Il ragazzo, che non è grave, ha raccontato tutto ai genitori, che non hanno esitato a denunciare l’aggressione alle forze dell’ordine: per loro, hanno spiegato, i lividi sul corpo del figlio sono come cicatrici sulla pelle che non guariranno mai.
Secondo una prima ricostruzione, il 12enne è stato prima spintonato, poi gettato a terra e messo nella condizione di non poter reagire. Infine picchiato in modo brutale. Quando hanno mollato la presa, il ragazzo si è rialzato e ha fatto una corsa veloce verso casa. Non è stato ancora accertato perchè il gruppetto lo abbia aggredito.
A rendere nota la vicenda è stato il parlamentare dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, che dice di aver appreso della questione dagli stessi genitori dell’adolescente, che hanno subito denunciato il fatto. Le violenze sono state anche filmate e pubblicate sui social. “Abbiamo inviato il video alle forze dell’ordine affinchè si verifichi l’accaduto e si individuino tutti gli aggressori che dovranno essere puniti severamente”, ha detto Borrelli.
Solo ieri, a Miano, una docente è stata aggredita da un 13enne – studente di terza media – che le ha sferrato un pugno in pieno viso. Sarebbe stato un raptus, un gesto senza alcun motivo a seguito del quale la docente – in cattedra da oltre 30 anni – si è detta “mortificata”. Nell’agosto dello scorso anno, invece, un ragazzo di 15 anni venne ferito da quattro persone in sella a due scooter.
In una città e in una provincia, quella di Napoli, dove suscita allarme l’entità della dispersione scolastica (è di ieri la notizia di 105 genitori denunciati dai carabinieri a Pozzuoli e Quarto per non non avere rispettato l’obbligo di istruzione dei figli minorenni), preoccupa la devianza minorile, il fatto che sempre più ragazzini escano di casa armati.
Un tema affrontato oggi, in un convegno, dalla procuratrice del tribunale dei minorenni di Napoli, Maria De Luzenberger, secondo cui “occorre un ‘esercito’ di assistenti sociali, la repressione da sola non è sufficiente”. “Sento parlare tanto – ha aggiunto – del problema dei giovani, delle baby gang, ma chi opera davvero per i minorenni? Le famiglie? Molto spesso non sono famiglie adeguate e neanche per colpa loro. Lo Stato deve smettere di pensare solo alla repressione. Io sono un magistrato: la repressione va fatta, ma non deve essere l’unico strumento per cambiare le cose”, ha detto ancora la De Luzenberger.
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